Wystan Auden e “L’Età dell’ansia” che ci interroga. Parte I

È stato un neuropsichiatra, nei primi anni ’80, a farmi capire la relazione tra ansia e panico e tra emozione e sentimento. È stato lui a farmi scoprire, in un sol colpo, la Psiche e la Poesia. Per una serie di eventi (il terribile terremoto del 1980, la morte di mio padre, un persistente disturbo visivo) sviluppai una forma di ansia che quel dottore…multidisciplinato curò non solo con medicine e terapie ad hoc ma anche con le…parole. Quell’ “ansia da bisogno di affermazione” – questa fu la diagnosi del dottore – mi parlava e mi interrogava. Pretendeva cioè da me un dialogo e delle risposte. Quel bravo neuropsichiatra mi fornì gli strumenti per rispondere. Tra questi strumenti c’erano le parole di quello che sarebbe diventato uno dei miei poeti preferiti: Wystan Hugh Auden. …oh, che io possa, composto come loro/d’Eros e di polvere,/assediato dalla medesima/negazione e disperazione,/mostrare una fiamma che afferma [W. H. Auden, da 1° settembre 1939]. Quel bisogno di affermazione era solo una legittima domanda di…individuazione, di ricomposizione di una integrità fino ad allora posseduta. Detto in altre parole: quel bisogno che avvertivo e così comune – imparai – a tante altre persone, era “solo” la causa di uno smarrimento, di una frammentazione della psiche. Fatto è che fu proprio quell’ansia patologica – visioni, incubi e attacchi di panico – e quell’appassionato dottore a mettere in moto la mia guarigione, a mostrarmi, parafrasando i versi del poeta, una fiamma che affermasse o riaffermasse qualcosa. Qualcuno. The Age of Anxiety: A Baroque Eclogue è un poemetto scritto da Auden nel 1947 e pubblicato in Italia dalla Mondadori nel 1966 (L’età dell’ansia : egloga barocca) nella traduzione di Lina Dessì e Antonio Rinaldi e con una riedizione più recente del 1994 per il Melangolo alla quale, da ora in poi, mi riferirò.

Ricordo che dopo la lettura del testo annotai solo una cosa: “pg. 263, traduzione discutibile di nitrogen in nitrogeno e non, più correttamente, in azoto”. Allora studiavo fisica e ne ero completamente infatuato: non capivo perché i traduttori non avessero optato per il più docile e orecchiabile azoto. Attribuii la cosa al solito provincialismo culturale italiano che riservava attenzione solo o quasi esclusivamente alla cultura umanistica declassando la scienza ad una cultura di secondo ordine. Non riconobbi allora di ignorare quasi tutto della Poesia: non sapevo nulla di allitterazione di versi accentuativi e sillabici e mi cullavo nella mia presunta formazione classica precedente a quella scientifica. Reputai così un errore grossolano aver adottato il temine obsoleto nitrogeno al posto del più scientifico azoto. Mi sbagliavo. L’opera di Auden si apre sullo sfondo di uno scenario apocalittico: il corpo del mondo violentato dalla Seconda Guerra Mondiale, le menti confuse di fronte al fallimento della convivenza civile e, in generale, della cosiddetta civiltà liberale. All’inizio del poemetto, quattro individui, sconosciuti fra loro ma uniti dallo stesso disagio, vengono presentati, nella loro ricerca di un rifugio alle ansie collettive e personali, in un bar di Manhattan. È la notte dei Defunti. Auden soppesa l’ansia di questi quattro personaggi attraverso l’universo simbolico di ciascuno: Quant ha una personalità divisa fra il suo umile lavoro di commesso e lo slancio di una mente che trasfigura e sublima gli episodi banali della sua vita; Malin ci guida nella prima e seconda parte del poema attraverso un’analisi del malessere dell’uomo che per lui passa attraverso l’intelletto; Rosetta è preda di fantasie sentimentali che solo alla fine del poema cadranno lasciando posto a una presa di coscienza della realtà; infine Emble è un giovane marinaio di bell’aspetto e in cerca di una vocazione, il cui paesaggio simbolico, sembra essere quello del quest eroico con la difficoltà della ricerca di un proprio “graal”. A questi quattro personaggi si aggiunge poi la voce di una radio, personaggio di segno negativo con il suo linguaggio adulterato, propagandistico e pubblicitario. La radio è l’escamotage che Auden utilizza come collegamento con il mondo esterno. Inoltre se ne serve per sbeffeggiare quelle trasmissioni radiofoniche a cui aveva malvolentieri lavorato durante la guerra civile spagnola, quando, benché si fosse offerto volontario come autista di ambulanze, era stato invece assegnato al settore propagandistico. Tutti questi personaggi, inclusa la radio, si esprimono per la maggior parte del tempo in un verso allitterativo ed è questo uno dei motivi per il quale nitrogen deve essere tradotto in nitrogeno e non in azoto! L’allitterazione è una ripetizione – spontanea, ricercata per finalità stilistiche o per un semplice aiuto mnemonico – di un suono o di una serie di suoni, acusticamente uguali o simili, all’inizio (e, più raramente, anche all’interno) di due o più vocaboli successivi. Così nel verso incriminato a pg. 263: Technicians sent north to get nitrogen from the ice-cap [Tecnici furono spediti dal nord per estrarre nitrogeno dalla calotta gelata]. È evidente che azoto non può …allitterare con tecnici e con nord. Il verso usato nel poema inoltre – altra cosa che allora non compresi – è accentuativo: invece di avere un numero fisso di sillabe, è il numero di accenti a essere predeterminato. In questo caso gli accenti sono quattro. Una cesura separa i due emistichi che tendono a formare una mini-unità logica. Le frasi si concludono spesso alla cesura (non alla fine del verso). Rime appaiono sporadicamente e sono in genere interne. Nel singolo verso le sillabe accentate sono collegate fra loro dall’allitterazione che viene determinata dalla terza sillaba accentata. Tutte le vocali accentate allitterano fra loro. Ogni accento sarebbe da considerare un vero e proprio beat musicale, simile a quello di un rap in cui le sillabe del testo hanno un valore temporale variabile in base all’andamento musicale. Ma Auden, imparai un po’ alla volta, non scriveva per soddisfare solo l’orecchio. Come dice Valentina Vella (https://colum.academia.edu/ValentinaVella), al piacere musicale bisogna aggiungere «…le evidenti esplorazioni junghiane del poema: proprio per questo Auden intraprese la ricerca di un verso… archetipico della lingua inglese…», che potesse, da solo, racchiudere il modo di parlare dei quattro protagonisti, di estrazioni sociali e culturali così differenti, e della “radio”. Il poema dunque è di fatto una vera e propria allegoria junghiana, nella quale i quattro personaggi rappresentano le quattro facoltà della psiche.[continua]

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