Una “Lezione americana”: visibilità

Mentre scrivevo questo articolo, è sopraggiunta la notizia della morte di David Maria Sassoli, giornalista e politico che ha dato un esempio di  paradossale “visibilità” con la sua vita nascosta, e la sua azione politica ferma, discreta e gentile. A lui, alla sua alta fantasia e alle sue proposte per il nuovo millennio europeo dedico questo pezzo.

Ho incrociato più volte nella vita le Lezioni americane di Calvino, adottandole, nel senso proprio del loro sottotitolo, come vere e proprie proposte per il millennio che abbiamo imboccato: siamo solo al suo 22esimo anno, è vero, ma già in grado di fare un raffronto fra ciò che vediamo e ciò che era stato pre-scritto dall’autore alla fine degli anni ‘80 del 1900.

Per esempio la lezione sulla Leggerezza potrebbe fare da sfondo all’attuale dibattito sulla transizione energetica confrontando, ad esempio, la pesantezza della fissione nucleare che prevede di spaccare atomi pesanti per estrarre energia ma facendosi carico di un residuo difficile da stoccare e smaltire, con la leggerezza della fusione che invece si basa, appunto, sull’unione di atomi leggeri per fare la stessa cosa ma senza la dannosa ricaduta delle scorie.

O ancora la lezione sulla Rapidità potrebbe avviare la riflessione sulla scomparsa del tempo e dello spazio dalla nostra percezione o, altrimenti detto, la residualità tra lo scarto di ciò che si conosce e l’oggetto stesso della conoscenza. Della realtà, esterna e interna a noi.

E che dire dell’Esattezza? Tema complicato che potrebbe benissimo essere collegato a quello precedente della rapidità come pure a quello sulla necessità di una comunicazione che sia contemporaneamente chiara e precisa, qualcosa che cioè debba essere distillata da una ecolalia di umori e rumori multi mediatici.

D’altronde non è stato proprio quello appena passato l’anno del Nobel alla complessità? E Calvino non dedica forse proprio alla Molteplicità un’altra delle sue lezioni?

Ma la Lezione che fra tutte credo sia la più rappresentativa di questi primi anni del nuovo millennio è quella sulla Visibilità perché oggi più che mai, essere vivi, sembrerebbe voler dire essere visti (in TV, sui giornali, sui social) a qualunque costo anche quello estremo di pagare con la vita la propria visibilità.

Il contrario di quello che accade nel bel film di Terrence Malick, La vita nascosta, nel quale si dà corpo all’idea che “…il bene crescente del mondo dipende in parte dalle azioni ignorate dalla storia (…) di chi ha vissuto fedelmente una vita nascosta e che riposa in tombe dimenticate (da Middlemarch di George Eliot)”.

La Lezione di Calvino intitolata Visibilità tratta in effetti del processo di conversione dell’immaginazione nella realtà. Cioè, l’argomento di cui Calvino si occupa è: “come arriva nel mondo reale e corporeo un’immagine immateriale, che nasce nel “cielo” o nel “cervello” (tanto per definire una origine)?

Per introdurre il tema, Calvino decide di partire da un verso del Purgatorio e dal cosiddetto “cinema mentale” del pellegrino sulla cornice degli iracondi: Poi piovve dentro l’alta fantasia. Sono queste parole di Dante a ispirare la lezione. Di fatti, secondo Calvino, “la fantasia è un posto dove ci piove dentro”.

Per comprendere appieno il significato di tali parole, basta in realtà guardare dentro di noi. Ognuno di noi è dotato di fantasia. La capacità di immaginare, di creare, d’immergersi mentalmente in mondi  distanti dalla realtà: sono tutte doti che ci appartengono individualmente.

Secondo Calvino, la fantasia è un vero e proprio valore perché  solo attraverso di essa, possiamo guardare il mondo ogni giorno con occhi nuovi, senza mai perdere la capacità di stupirci, oppure – potremmo aggiungere – guardare noi stessi con occhi diversi per non perdere la capacità di stupire e di mostrarci vivi.

Calvino sostiene (sostenuto da Dante) che ogni essere umano, fin dalla nascita, sia come un contenitore. Questo contenitore, dev’essere riempito di acqua piovana. Un’acqua piovana composta sì, da due atomi d’idrogeno e uno d’ossigeno, ma anche da altro. La “formula” di quest’acqua è decisamente ben più complessa.

Allo stesso modo ogni uomo, è certamente composto da cellule, tessuti, organi e apparati, ma non solo. Fanno parte di lui anche ogni libro che legge, ogni film che guarda, ogni viaggio che intraprende, ogni sito web che consulta, ogni cerchia di amici di facebook,  tutti i gruppi wathsapp a cui partecipa, etc… etc…Qualsiasi esperienza alla quale si va incontro, anche la più piccola, va a costituire la persona che siamo. Questa è l’acqua piovana che compone la fantasia. E la fantasia fa parte di ognuno di noi.

Italo Calvino, ritiene che la visibilità sia fondamentale per la scrittura. Anche in questo caso, si parte dalla fantasia. Chi scrive immagina ciò che desidera trasferire su “un foglio bianco”, ma solo quando quest’ultima azione sarà compiuta, nel tempo dovuto e necessario, il pensiero prenderà forma.

Ecco come si realizza la visibilità: partendo dalla fantasia e mettendo in pratica, criticamente, ciò che essa suggerisce.

Con i cambiamenti “climatico-tecnologici” che stanno accadendo in questo posto – parafrasando Calvino – nella fantasia, non ci piove dentro ma ci diluvia, vi si creano delle vere e proprie tempeste, tsunami dalla portata distruttiva.

Per molti la scrittura (quello che si scrive su un post, in un tweet…) è diventata fondamentale per la visibilità e dunque per la propria vita  ma tutto continua a partire sempre dalla fantasia , anche dalla “fantasia di chi siamo o chi vorremmo essere”.

Forse il complottismo, l’accanimento antiscientifico, l’iracondia e  il… “cinema mentale” contemporaneo, sono solo i risultati di questo ambiente “fantastico” messo alla prova dalle nuove tempeste digitali e dunque alla ricerca di un nuovo equilibrio climatico.

In attesa di questo non ci resta che correre ai ripari. Magari potremmo, per un po’ , evitare di distrarci “socialmente” e dedicarci con più attenzione  a rivedere, in silenzio,  La vita nascosta di Terrence Malick e a prenderci cura della nostra alta fantasia, senza andare troppo in giro. Che diluvia.  

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Giuseppe Ferrara
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