Un popolo di signori

I lucani non godono di una fama all’altezza dei loro valori. Spesso capita che non lo si conosca affatto, come popolo. Altre volte, anche queste tante, capita che non si riesca a collocarli geograficamente; sì certo potrebbe trattarsi di semplice ignoranza, ma non è solo questo, gli è che proprio non sanno dove sta Potenza. Matera ora è più famosa, ma presumo più fra i giapponesi che fra gli italiani. Ma, dicevo, seppur conosciuto, il popolo lucano, non è conosciuta la sua dote principale. Questa è la signorile generosità. Quella che si fa evangelicamente, tipo che la mano destra non sa quello che fa la sinistra e roba del genere.

Giova premettere che il lucano non è un popolo ricco. Per la verità temo sia una della regione più povere, ma di tutto, giuro, dalle infrastrutture agli imprenditori, dai treni ai capitalisti, non ci fossero le pensioni di invalidità, per anni elargite con troppa generosità, la fila dalla Caritas, già in preoccupante e costante aumento, sarebbe infinita. La disoccupazione impera, anche perché campa solo chi ha un posto fisso, e questo lo si elargisce, per consolidata tradizione, esclusivamente per raccomandazione.

Ma, dicevo, il carattere del lucano è generoso, anzi nobilmente generoso.

Pensate in Lucania esiste uno dei maggiori giacimenti petroliferi d’Europa. Il che farebbe pensare a un territorio che goda di questa ricchezza. E invece no. Pfui! E doppio Pfui! Noi il petrolio lo regaliamo, prego si accomodino lor signori, ottimo petrolio per una mancia.

Poi, da signori qual siamo, dopo aver fatto banchettare chicchessia, la tavola sporca la puliamo noi, cibandoci delle molliche avanzate dal lauto pasto, non lamentandoci delle scorie che l’estrazione ci lascia. Certo, sì, ogni tanto si apre un’indagine della procura, ma è fisiologico, diamine, neanche lo vorremmo, perbacco, e ci mancherebbe, a noi basta che l’ospite si sia trovato bene e se ne vada con le tasche piene.

Così, sempre signorilmente, ci accontentiamo di qualche littorina, di un Freccia Rossa depotenziato e della superstrada meno superstrada del mondo. E dico signorilmente perché, per mille balene, riusciamo a non lamentarci dall’ultimo cittadino al più importante politico. A lamentarsi, semmai, sono quelli della Fiat (e indotto) che non possono fare scalo a due passi dalle industrie, ma noi no. Eh eh, non si è signori per caso. Loro poi desistono, dico quelli della Fiat, perché certo non staranno qui in eterno e quindi a prevalere è il nostro garbato silenzio.

Con la stessa sobria nobiltà comportamentale non ci lamentiamo della classe politica, a dirne bene, semplicemente opaca, fosse un dato climatico si direbbe “non pervenuta”, fosse una versione dal latino “non classificabile”. La accettiamo con dignitoso distacco, anche perché la politica talvolta ci sistema i figli, sempre secondo, nonevèro, una rigorosa applicazione delle graduatorie, redatte secondo il sistema ben collaudato dell’appartenenza politica. E questo è l’aspetto meno nobile della lucanità, residuo, devo pensare, di invasioni barbariche che misero radici profonde, ma, vivaddio, non tale da ribaltare i veri valori mostrati dapprima.

Indi, non alziamo mai la voce, non manifestiamo scompostamente, non minacciamo scioperi, serrate, sit in, blocchi stradali (che peraltro esistono per vie naturali), ma, composti, continuiamo la nostra vita con la saggezza di chi ne ha viste tante, di chi ha fatto il militare a Cuneo, di chi, dei suoi diritti, non sa che farne perché prima di tutto sarebbe poco nobile e dappoi poco generoso.

Diciamo che abbiamo intrapreso la strada più tortuosa perché a voler essere ricchi, benestanti, sazi e satolli, son bravi tutti. E’ quando si è sfruttati e dimenticati che si vedono le virtù.

In altri termini a pancia piena sono tutti signori, ma provate a essere signori a stomaco vuoto. Ecco, noi lucani, a stomaco perennemente vuoto, non abdichiamo a un comportamento altruista.

Che volete, siamo fatti così. Voi altri rincorrete pure le comodità, ma noi riusciamo ancora a guardarci in faccia allo specchio e a dirci ancora a petto in fuori e con sguardo limpido “che stronzi che siamo”.

1 commento su “Un popolo di signori”

  1. Telesca Antonio

    Se si pensa poi che una critica possa venire tacciata per odio tanto per schivare e screditare un minimo di coscienza civile ce lo si puo dire ancor di più

I commenti sono chiusi.

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