Un libro sul comodino. “Non uccidete Lavoisier” di Angela Bandinelli

“È bastato solo un istante per staccargli la testa, ma per la Francia ci vorranno forse più di cento anni per averne una uguale“, così scriveva il matematico torinese Joseph-Louis Lagrange al suo amico Delambre a proposito dell’esecuzione di Antoine Laurent de Lavoisier avvenuta a Parigi l’8 maggio del 1794. Il senso imperativo del titolo del libro ben si addice al racconto fantastico che l’autrice tesse con grande perizia narrativa ed in cui inserisce l’appassionata ricerca storica riferita alla vicenda del chimico francese ghigliottinato, ma in particolare al complesso e articolato dibattito culturale filosofico-scientifico tra il Settecento e l’Ottocento per definire il concetto di organismo vivente, che lei ben conosce, a cui ha dedicato vari anni di studio e ricerca in perfetta simbiosi con la passione per la danza contemporanea ed i suoi risvolti coreografici. Il romanzo fantastico, ma con diversi spunti autobiografici, s’incentra sulla figura di un fisico di nome Marco Tebe che ospite di una sua amica a Parigi, viene casualmente in possesso di un diario manoscritto compilato dal cittadino Louis-Antoine Masselot servitore della signora Marie-Anne Paulze e del signore suo marito Antoine-Laurent Lavoisier, rimanendo affascinato dalle interessanti ipotesi ed osservazioni sperimentali riportate, che avrà modo di approfondire alcuni anni dopo a Berlino dove conosce due ricercatrici impegnate proprio in uno studio sulla scienza chimica nata nel Settecento, ma in particolare viene stimolato a valutarne la loro veridicità. Inizia così un percorso di studio e introspezione su di una molteplicità di considerazioni storico filosofiche con un ampio giro d’orizzonte spaziando a tutto campo sul senso della vita, sul valore dell’arte e i rapporti sociali e affettivi, intramezzi descrittivi di differenti paesaggi agresti e non dalla stupenda campagna toscana, che l’autrice ama in maniera viscerale, alla metropoli parigina o alla brumosa e rigida Berlino. Sempre all’insegna del motto non uccidete Lavoisier la narrazione procede fra elaborate e profonde discussioni surreali sulle scienze della vita in generale (Laplace, Lebniz, Lamarck) o la chimica in particolare (Stahl, Priestley, Macquer, Fourcroy) con precisi riferimenti alle moderne teorie sulla complessità e strutture dissipative del nobel russo Ilya Prigogine.
Il capitolo finale del libro si ricollega al mito di Ipazia d’Alessandria d’Egitto (di cui l’autrice ne aveva fatto, qualche anno fa, anche una riduzione teatrale dal titolo: L’ira di Apollo. Ipazia e Cirillo nel regno degli uomini curandone la regia e coreografia) altra vittima innocente della stupidità umana in una ideale comunione con la tragedia di Lavoisier.

“Non uccidete Lavoisier” di Angela Bandinelli, edito da Porto Seguro Editore, Firenze.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Torna su

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi