Sulle ali della fantasia: episodi storici cui vorreste aver partecipato

A volte, guardando il mondo così come è oggi, così privo di ideali che non siano il benessere economico o il prestigio sociale, pieno di giovani già stanchi di questa vita senza scopo, vorrei tornare indietro, nel nostro Risorgimento. È un periodo con un grande ideale: l’Italia libera e unita, un ideale che si può raggiungere, magari morendo, ma che si ottiene combattendo contro nemici reali e non contro la fame, le ingiustizie sociali, l’odio, la guerra. E così già mi vedo al seguito di Garibaldi, l’uomo che più d’ogni altro rappresenta l’entusiasmo, la gioia di combattere o morire per qualche cosa.
Siamo nel 1860 dopo un lungo e noioso viaggio su sporche navi, si sbarca in Sicilia e i pochi uomini che seguono l’eroe crescono di numero , arrivano «picciotti» da tutte le parti, si forma un esercito male armato e peggio equipaggiato, ma si avanza vincendo sempre perché c’è lui che ci guida, c’è l’Italia da formare. È una marcia esaltante, ci sono molti feriti, tutti siamo stanchi e affamati, ma il morale è alto, si continua a vincere finché il re non ci ferma a Teano per paura che arrivando a Roma , Garibaldi formi la repubblica. E così l’interesse ferma l’unificazione d’Italia. Ma non importa, io posso abbandonare questo momento che frena l’entusiasmo per una politica più ragionata , che sembra priva di quegli ideali che esaltano, e tornare ancora indietro nel tempo, alle cinque giornate di Milano (nella foto un dipinto dell’epoca). Le strade sono chiuse da barricate, una di queste è formata anche con i mobili più cari che avevo in casa. Ma non importa , per Milano libera si sacrifica questo e altro. Si combatte dappertutto, anch’io dall’alto della mia finestra vorrei sparare, ma curo i feriti.
Prima stavo sempre per svenire, poi non ho sentito più niente e, come un automa medico squarci orribili. Ora spara anche il cannone austriaco, i miei bei mobili si sciupano, ma che importa?
Mi passa davanti un ragazzino con un fucile quasi più grande di lui, poco dopo me lo riportano agonizzante. Mi viene da piangere, ma forse è meno da compatire che certi ragazzi di oggi, pieni di noia, interessati solo ai bei vestiti e alle. stupidaggini che non sapranno mai che cosa vuol dire avere una meta nella vita e cercare a tutti i costi di raggiungerla. Infatti, anche per quel ragazzino, dopo cinque giorni Milano è libera, tutti facciamo festa, ci siamo guadagnati noi la nostra libertà, abbiamo raggiunto il nostro ideale. È una soddisfazione che forse noi, che viviamo in quest’epo­ca non potremo mai avere . Perciò mi piacerebbe aver partecipato alla spedizione dei Mille e alle Cinque giornate di Milano, perché sono l’esaltazione degli entusiasmi giovanili alla ricerca di qualche cosa di più alto per vivere, che non faccia sembrare vuota e inutile la nostra esistenza.

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