Stupendamente italiano. Draghi, uno di noi

Si diceva della privacy che, per decreto, diventerà acqua fresca se si persegue un indefinito interesse pubblico. Il governo ha preparato un decreto nel quale c’è tutto e di più. Dalle aperture alla privacy che diverrà inesistente per lo Stato (tradotto lo Stato potrà accedere a tutti i nostri dati, per perseguire un ancora indefinito interesse pubblico, che di volta in volta potrà cambiare faccia, tasse, sicurezza, ideologia?). Mi sembra di ricordare che anche Mattarella espresse disagio istituzionale per l’uso indiscriminato del decreto legge, che rimarrebbe strumento d’urgenza e emergenza, non strumento per riformare materie importanti e storiche come la privacy o il fisco.

L’uso del decreto per una materia così delicata è stato criticato anche dal Garante della Privacy, ma, in Consiglio dei Ministri, nessun partito ha alzato la voce, avanzato una obiezione, sussurrato un dubbio. L’uso del decreto, in questa materia, è un atto di vigliaccheria politica, inutile, peraltro, visto che tutti i partiti, sì, diciamolo, tutti, appoggiano l’agenda Draghi incondizionatamente (facendo ogni tanto finta di no per qualche cosa); purtuttavia vogliono evitare la trappola del Parlamento e cominciare subito a spiare gli italiani. Mattarella dovrà pur firmarlo questo decreto; e lo firmerà, perché lo avrà già dato per buono.

Seguirà voto di fiducia e addio discussione e dibattito parlamentare. Draghi avrà rivoltato l’istituto della privacy senza cercare un’intesa politica, trovare né un ostacolo, né una domanda pericolosa, né un incidente di percorso; e neanche il rimbrotto del tipo “che sia l’ultima volta” di Mattarella (chè Draghi non è Conte o Salvini o chi altro, eh! No, perbacco).

Ma tutto sta andando in questa maniera. La gente comincia a protestare, seriamente, però. Perché è inutile mistificare e addossare la colpa dei tumulti di Roma all’estrema destra. Diecimila persone non le mette assieme, l’estrema destra, per una manifestazione, neanche a pagamento. Come osserva La Repubblica a Roma, ieri, c’era gente mai vista prima, normale, come si dice, a volto scoperto, per niente infastidita o intimidita dalla violenza. E’ un segnale forte. Ignorarlo o minimizzarlo, o, ancora, ridurlo a folklore di estrema destra o mera delinquenza è troppo riduttivo e manipolatorio, se non del tutto strumentalizzante, bypassa il problema senza risolverlo.

Ma la chicca è che il magico Draghi, l’illuminato, il futuro centro di gravità dell’Europa (così si dice) per il testo del decreto che apre al grande fratello di stato (magari ci facessero anche delle puntate tv), ha mutuato, pare parola per parola il testo tedesco. Ha copiato, come lo studente dell’ultimo banco che copia la versione dal primo della classe generoso. Nessuna autonoma creazione, niente. Con una differenza di non poco conto, che, cioè, Draghi lo ha fatto con l’uso vigliaccamente politico del decreto legge, i tedeschi ci hanno fatto un codice. Pensa te.

Niente di nuovo, insomma, rimaniamo gli ultimi della classe che sbagliano anche a copiare, figli soltanto della furbizia, giammai della onestà intellettuale e della lealtà. Niente, nessuna anticipazione, sulla quale dibattere, nessun legale e deputato luogo di elaborazione di una grave decisione; solo un eroe, leggi Draghi, che nel chiuso della sua stanza ricopia un testo di legge tedesco e lo infila di soppiatto nel decreto aperture. Stupendamente italiano.

E vai Draghi, sei uno di noi.

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Luciano Petrullo
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