Sindacati su risoluzioni consensuali lavoratrici madri e lavoratori padri in Basilicata

Riceviamo e pubblichiamo la nota di Cgil, Cisl e Uil.

Anche quest’anno il rapporto della Consigliera regionale di parità sulle dimissioni e risoluzioni consensuali delle lavoratrici madri e dei lavoratori padri in Basilicata evidenzia il gravissimo squilibrio di genere nell’accesso e nella permanenza sul mercato del lavoro, tutto a discapito delle donne.

Su 155 provvedimenti di convalida dell’Ispettorato del Lavoro, ben 147 riguardano, infatti, lavoratrici donne che, nell’indicazione delle motivazioni, esplicitano, per lo più, la grandissima difficoltà a conciliare la gestione e cura dei figli con la vita lavorativa.

A questa condizione, come già evidenziato dalle scriventi in più occasioni, concorrono una serie di fattori, tra cui certamente la mancanza di un welfare capillare e diffuso sul territorio regionale, ma anche e soprattutto un fattore culturale che vede ancora l’affermarsi di stereotipi nei ruoli, per cui la cura dei figli è quasi esclusivamente affidata alla madre; tutto ciò è causa ed effetto anche delle gravi disparità salariali di cui le donne soffrono, dell’ “ingabbiamento” in part time volontari, della difficoltà di accesso al lavoro che contribuiscono a determinare pesantemente la mancata piena partecipazione della componente femminile della società lucana alla vita della comunità a tutti i livelli: nel lavoro, in politica.

Un circolo vizioso che, quasi in nessun modo, le politiche implementate negli anni – fatte sostanzialmente di interventi spot e “bonus”, hanno in alcun modo contribuito ad interrompere. E’ il momento, adesso più che mai, di intervenire con coraggio e “spezzare” questo meccanismo consolidato. I tempi sono maturi e cospicue sono le risorse in arrivo a valere su più strumenti, dal Pnnrr al nuovo ciclo di programmazione europeo 2021 – 2027.

Occorre mettere in campo politiche coraggiose, a tutto campo, che rendano strutturale un sistema di welfare, politiche per il lavoro, strumenti che favoriscano il cambiamento culturale e il riequilibrio dei carichi di lavoro nel nucleo familiare. Per questo motivo è necessario più che mai che i decisori politici regionali rispondano alle richieste fatte nei giorni scorsi, da parte delle organizzazioni sindacali di convocazione delle parti per un confronto a tutto campo sulle modalità di utilizzo degli strumenti in arrivo, dal Piano GOL, o più in generale al Pnrr e ai fondi europei (su questi ultimi, peraltro, CGIL CISL UIL hanno avanzato diverse proposte in fase di avvio del confronto).

La legge sulla parità salariale, approvata di recente, pur con alcuni limiti, è comunque, un primo importante passo che mette a disposizione alcuni strumenti, tra cui la certificazione della parità di genere, che vanno assolutamente utilizzati nella predisposizione dei bandi a venire. È inoltre fondamentale l’abbassamento della soglia da 100 a 50 dipendenti per l’obbligo della redazione del rapporto sulla situazione del personale. Ribadiamo, dunque, l’invito ai decisori politici regionali ad avviare quanto prima un confronto serio e concreto sui temi esposti, anche partendo da quanto recepito dalle proposte emerse dall’ultimo Forum delle donne, condivise e sottoscritte dalle segreterie regionali di Cgil, Cisl e Uil.

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