Si va verso il Green pass 2G

Due distinti Green pass Covid obbligatori, uno per chi ha fatto il vaccino e l’altro per chi invece non è vaccinato. Approda anche in Italia l’idea tedesca della ‘regola 2G’, che per alcuni esperti potrebbe essere la soluzione all’aumento dei contagi da coronavirus nel nostro Paese. Si tratterebbe di un rilascio del certificato verde – sull’esempio di Austria e Germania – solo per vaccinati (geimpft) o guariti (genesen), escludendo il tampone negativo. La soluzione 2G in Italia si inserirebbe nelle discussioni sulle regole da adottare in caso di eventuali passaggi di regioni in zona arancione o zona rossa.

Alcune Regioni alle prese con la nuova ondata di contagi da coronavirus sono a rischio zona gialla e misure più restrittive. Di fronte a questa prospettiva i governatori chiedono che queste regole valgano per i non vaccinati e non per chi il vaccino anti Covid lo ha fatto. Riflettori accesi sul Green pass, anche se per ora i criteri per ottenere la certificazione verde non cambiano.

Antonella Viola, immunologa e professoressa di Patologia Generale all’Università di Padova, sull’ipotesi spiega a Sky TG24: “Senza dubbio la strada deve essere questa. In questo momento il problema principale, anche a livello di pressione ospedaliera, è dato dalle persone non vaccinate, che sono quelle che mettono, appunto, sotto stress il sistema ma soprattutto che rischiano per la propria salute. Una restrizione del green pass per le persone non vaccinate sarebbe l’ideale in questo momento: per esempio, permettere l’accesso ai luoghi di divertimento, dunque cinema, teatri, ristoranti, eventi in generale dove ci sono molte persone, non a chiunque abbia il green pass, ma solo” a una certificazione verde per “vaccinati o guariti sarebbe la strada da seguire. Quindi permettere alle persone non vaccinate, naturalmente, di continuare ad andare a lavorare con il tampone, ma non permettere più loro di partecipare, appunto, a questi eventi dove c’è una grande aggregazione”. Si dovrebbe applicare un green pass, sottolinea, “modello Germania, ovvero l’idea di avere due tipi di green pass: uno per i vaccinati, che possa essere valido con le regole che abbiamo adesso, e uno, invece, per le persone non vaccinate, quindi il tampone che serva per andare a lavorare ma non per andare nei ristoranti, nei bar, al cinema, in palestra. In tutti questi luoghi dovrebbe, in questo momento, esserci una maggiore restrizione permettendo l’accesso solo a chi è vaccinato”. “Una sorta di super green pass? Sì. Questa secondo me – conclude – potrebbe essere la strada più giusta”.

“Stringere il Green pass per attività ludico-ricreative (ristoranti, cinema, bar, teatri, stadi, concerti, discoteche)”, è quello che chiede Matteo Bassetti, primario del reparto di malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova, secondo il quale “potrebbe essere lo strumento giusto da una parte per rendere queste attività più sicure e dall’altra per incentivare ancora le vaccinazioni, sulle prime dosi, tra i 40-50 anni”. “Se fosse introdotta questa misura ci sarebbe in poche settimane un incremento di 1 milione di immunizzazioni, vorrebbe dire tantissimo, anche raggiungere il 90% dei vaccinati”, ha detto all’Adnkronos Salute, sottolineando che “ci dobbiamo arrivare, ma lo dico da mesi e mi sono anche stufato. La politica mi pare più interessata ad altre cose che ad inasprire le misure, invece sarebbe proprio questo il momento di farlo. Siamo a metà novembre e sarebbe lo strumento per non fermarci più”, conclude.

“Dal punto di vista scientifico qualsiasi giro di vite è utile, non c’è un manuale e ci sono scelte politiche diverse. Il Green pass solo per vaccinati è un’opzione ma bisogna vedere poi quanto è accettabile dal punto di vista politico”. Così all’Adnkronos Salute il virologo Fabrizio Pregliasco, docente dell’Università Statale di Milano. “Certo dal punto di vista tecnico aiuterebbe”, afferma l’esperto che invece boccia il lockdown per i non vaccinati: “Come si fa? Diventa anche impraticabile e non facile da controllare”.

Secondo Walter Ricciardi, consulente del ministro della Salute Roberto Speranza, “oggi va rivista la modalità di rilascio del Green pass, noi lo rilasciamo come accade anche in Europa, ai guariti, ai vaccinati e ai tamponati. Ma il tampone antigenico è il vero tallone d’Achille in questo momento, nel migliore dei casi non certifica la positività almeno del 30% dei soggetti. Quindi ci sono dei falsi negativi che pensano di essere al sicuro ma entrano in ambienti e infettano, anche qualche vaccinato. Quindi, è una mia idea ma condivisa da altri esperti, dovremmo irrigidire la modalità di rilascio del certificato. Il tampone per avere il Green pass è una misura non adeguata a questa fase epidemica”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Torna su

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi