Quando la politica è arte. Tipo commedia

Le recenti manifestazioni teatrali in regione Basilicata hanno smosso i critici più salaci dell’urbe terraqueo, il dibattito è ancora in atto e noi abbiamo colto lo spunto, invero, originalissimo, del critico d’arte Gigio Gigi che, sull’argomento, ha elaborato una tesi che oltre a risultare originale è anche molto arguta e da preferirsi a tante altre. Col suo permesso la proponiamo ai lettori con l’orgoglio di essere i primi.
“ L’autore, subliminalmente, impone una primaria valutazione su quanto sia eticamente sostenibile il dimettersi e il rimanere in carica contemporaneamente, quindi, di conseguenza, quanto le dimissioni dell’assessore appunto dimissionario siano sussumibili nell’alveo della reprimenda del governatore Bardi, scelta questa coraggiosa da parte dell’autore, cionondimeno la commedia, con queste elaborate scene che incalzano la platea, in definitiva vale il prezzo del biglietto. Può anche darsi che i copioni, però, si siano confusi e gli attori stiano improvvisando con la specificità di non conoscere ognuno quello che dice e fa l’altro. O potrebbe trattarsi di una scelta ragionata della regia, per la quale, per esempio, i personaggi, seguendo percorsi ideali del tutto personali, immaginandoli però noti a tutti, riscoprissero all’improvviso l’incantesimo di un mondo magico che non li vuole protagonisti, ma mere comparse, parti secondarie di un più elevato progetto di simbiosi artistica, laddove l’entità astratta Pubblica Amministrazione si prende la scena spersonalizzando i personaggi. L’effetto emotivo che suscita nel pubblico l’evidente distonia scenica, quasi a significare che i comportamenti più che voluti abbiano carattere consequenziale, come un tic, per intenderci, da una ironia sottesa tracima in humour farsesco nel momento in cui i personaggi finiscono, nella scena finale, a recitare i due copioni uno accanto all’altro davanti all’attonito pubblico, che, stante l’accavallarsi delle voci, non riesce a distinguere i due discorsi, ma finisce per considerarli un unico soggetto che, nell’apparente contrasto di idee, contribuisce, insieme, a generare l’opinione diffusa e maggioritaria che nella Pubblica Amministrazione è vero tutto e il suo contrario, con buona pace di tutti, vera e unica morale dell’opera. L’epilogo consente, infine, di ripercorrere le prime scene e riconsiderarle sotto una luce diversa: come, cioè, se l’evidente contrasto o equivoco, quasi da giallo psicologico, non sia più nelle parole dei personaggi, bensì nella mente dello spettatore; questi, sempre in lotta col potere costituito, attribuisce ai personaggi un alone di insaziabile avidità che, invece, rimane patrimonio intimo solo dello spettatore, che lo vede riverberato nell’attore e nel suo personale dramma.L’opera, a ogni modo, pur avendo suscitato ampio consenso, pare non vedrà ulteriori messe in scena prima del voto amministrativo, nell’intento, encomiabile, di non condizionarlo. Ed è condivisibile. C’è già chi, infatti, confonde l’arte con la politica, che, invece, rimangono cose diverse e distinte, sebbene talvolta la politica vesta i panni eleganti dell’arte, leggi commedia, e questa dal suo canto ogni tanto scantoni in manifestazioni ruvide come quelle politiche. Gigio Gigi, critico d’arte”.

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