Potenza. Tutte le scale mobili portano al centro

Le scale mobili più lunghe d’Europa. Sì, sono a Potenza e sono talmente belle che i potentini non le vogliono consumare, quindi non le usano. Certo, va da sé che comunque sono soggette a deperimento, ma almeno non residua lo scrupolo di averne abusato. Un Dario Argento d’annata potrebbe svilupparci un horror, stante la loro ottima attitudine a essere frequentate dagli spettri. Indiscutibilmente conservano, così vuote, un certo fascino, perché sembra funzionino solo per te, privilegiato e occasionale avventore.

Scale, tapis roulant, ascensori, un mondo di servizi tecnologici per pochi intimi.

Fossi un amministratore mi interrogherei se ne vale davvero la pena, dico tenerle in funzione.

Sono, devo presumere, il più grosso flop da quando è stata creata la Paravia.

Ricordo che il sindaco Santarsiero, per un bel periodo, addirittura le rese gratuite, pur di riempirle e decongestionare il traffico. Ma servì a poco. Mi pare di ricordare che furono sfruttate un cincinin di più, ma niente che facesse pareggiare i conti.

Quindi? Non escludo che in Comune si siano posti la domanda, ma una risposta non esiste. O forse sì, chissà.

Il problema attiene anche ai bus, che girano pressoché vuoti. Sarà colpa dei motorini, penserà qualcuno. Ma anche gli anziani ne fanno a meno. Il fatto è che tutte le scale portano al centro (frase a effetto, vero?), e il centro corre verso la desolazione: tanti negozi si sono trasferiti a valle, per un commercio ancor più complicato, e così tanti uffici, scuole, secondo un progetto che chissà cosa aveva in animo di realizzare. Progetto fallito? Temo di sì. Esiste un piano B? Temo di no, o almeno non ce n’è traccia. Centro chiuso al traffico? E chi si mette contro i sopravvissuti del centro. E allora?

Beh, possiamo tirare a campare, qualcosa avverrà di certo.

Fra poco, sebbene la dimensione temporale sia sempre relativa, abbatteranno, sento dire, la scuola che oscura la Torre Guevara, dopo che a oscurarla era toccato al vecchio ospedale, ne faranno un parco, pare, e poi ci saranno tante altre innovazioni, secondo progetti che ritengo affondino le radici in tempi ben passati. Ma un’idea unitaria di cosa deve diventare Potenza, il suo centro storico e il resto della città, pare non esista ancora. O forse sì, ma rimane segreta come l’ultimo segreto della Madonna di Fatima.

Eppure sarebbe bello sviluppare un dibattito, anche pubblico, che coinvolgesse Università (questa la si mette sempre in mezzo), cervelli, urbanisti, anche forestieri, perché no?, comitati di quartiere (esistono?, e di cosa si occupano?, bella domanda!), geologi, commercianti, professionisti e chi altri solo fosse interessato.

“Mi sembra una buona idea. Certo, lo faremo un bel dibattito pubblico. Magari dopo le feste, o in primavera, dai, meglio prima dell’estate o al massimo a settembre”.

Bene, allora mi preparo. Raccolgo le idee. Dunque … Mumble, mumble… Dicevo … Vabbè comincio domani, tanto c’è tempo.

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Luciano Petrullo
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