Ognuno vede quello che appari, pochi avvertono quello che tu sei

La nostra vita, anche se ci sembra monotona, ci porta ad avvicinare persone e ambienti diversi, perciò abbiamo potuto constatare che non sempre i giudizi formulati su di noi sono concordi, anzi spesso contrastano fra loro. Forse è la nostra personalità che tende ad adattarsi a coloro che avviciniamo, forse è l’ambiente stesso che vede in noi un determinato modo di pensare e di agire e ci giudica di conseguenza, ma in ogni modo accade sovente che in entrambi i casi questi giudizi siano errati e non trovino riscontro nella nostra realtà.
Siamo allora dei camaleonti o degli incompresi?
Senza parlare di timidezza o di mancanza di carattere accade a molti di non poter essere sinceri con se stessi ovunque e con ogni persona. Il nostro modo d’agire è condizionato non solo dai nostri pensieri, ma anche dall’ambiente in cui viviamo, che a volte ci costringe ad assumere una veste di circostanza, senza per questo venire a un compromesso serio con la nostra personalità. Questo non significa che viviamo in una società ostile e soffocante, ma piuttosto in una società che benevolmente ci chiede di adattarci a lei e genera, di conseguenza, quelle incomprensioni che partono dalla famiglia per attraversare amicizie, scuola, lavoro. Comunque anche se questo adattamento è richiesto piuttosto raramente, continuiamo a essere scontenti e delusi, perché nessuno o ben pochi ci capiscono. Spesso proprio noi, che ci sentiamo vittime universali, che ci costruiamo problemi drammatici e proviamo un assoluto bisogno di comprensione, pretendiamo di ricevere, senza preoccuparci minimamente di dare qualcosa. Non siamo forse cattivi, ma superficiali, il che, a mio giudizio, è una condizione ben più misera. Il cattivo ha scelto di essere tale, ma ha rifiutato qualcosa mentre il superficiale non si sforza di scegliere o di pensare, ma piuttosto si lascia guidare dalle impressioni e i suoi giudizi sono sempre affrettati o ingiusti. Purtroppo la superficialità è un male molto diffuso che specie in una società frenetica e rumorosa come la nostra, trova un sensibile incremento. Ci accorgiamo di essere distratti da miriadi di pensieri, ci sentiamo stanchi senza aver fatto nulla, scopriamo in ritardo che, avremmo potuto impiegare utilmente il nostro tempo. Con tutto questo è diventato molto difficile potersi occupare degli altri e ci si accontenta di vederli non per quello che sono, ma per ciò che sembrano ai nostri occhi distratti. Questo disinteresse poi, invece di stimolarci a mostrare la nostra vera natura, ci spinge a chiuderci in noi stessi e a poco a poco diventa complicato anche per noi ritrovare la vera personalità e anzi, forse per abitudine o noncuranza, finiamo per diventare quello che gli altri vedono in noi. E tuttavia non sempre l’incomprensione trova la sua ori­ gine fuori di noi; spesso come vediamo problematiche cose semplicissime, proviamo una certa soddisfazione nell’incomprensione; pare quasi che la cerchiamo. Forse la nostra vita è troppo, facile e noi invece abbiamo bisogno anche di contrarietà che vogliamo risolvere da soli; forse, per insicurezza o timidezza, non vogliamo mostrarci quali siamo e ci nascondiamo sotto un altro «io» o ancora abbiamo bisogno di comprensione, non l’abbiamo trovata e ora non riusciamo più a cercarla, perciò, anche se vicino a noi c’è qualcuno che vor­rebbe aiutarci, gli sfuggiamo e ci mostriamo enigmatici. In verità, fra tanti che giudicano superficialmente o con troppa fretta, possiamo trovare l’amico, il genitore, il conoscente, l’estraneo che riesce a individuare forse proprio quella sfumatura del nostro carattere, quella preoccupazione nascosta che desideriamo dividere con qualcuno. Non sono tante queste persone, ma il loro numero aumenterebbe se invece di limitarci a chiedere comprensione e affetto, cercassimo di capire la solitudine, i problemi, il carattere degli altri. Non è giusto essere superficiali, ma nemmeno chiudersi in se stessi e tenere egoisticamente per sé esperienze e sentimenti che potremmo dividere con altri.

Default image
radionoff
Articles: 6232