«Non è assurdo lo sciopero di Cgil e Uil»

«Ma la miopia di chi non avverte la sofferenza della crescente disuguaglianza».

di Livio Valvano, segretario regionale del Psi Basilicata

Salvini stigmatizza Cgil e Uil per la proclamazione dello sciopero generale indetto per il prossimo 16 dicembre e difende la manovra del Governo che a suo dire “…per la prima volta taglia le tasse a tutti”.

Non so se nel concetto di “tutti” Salvini, oltre a pensare a se stesso e ai Parlamentari che hanno bocciato la proposta del Governo sul contributo di solidarietà per i redditi che superano i 75 mila euro (centrodestra con l’aiuto determinante di Italia Viva), abbia incluso anche un milione di italiani invalidi che, oltre a non riuscire a trovare lavoro, devono barcamenarsi con poche centinaia di euro al mese.

287,09 euro al mese è l’assegno riconosciuto dallo Stato, tramite l’INPS, a un cittadino con inabilità al 100% che fino ad oggi non è stato interessato da alcuna considerazione.

I pensionati tutti, che va ricordato non ricevono il bonus Renzi perchè rivolto solo ai lavoratori dipendenti, e, in particolare, i titolari di piccole pensioni come quelle di invalidità, vivranno la riduzione dell’IRPEF, nei termini ipotizzati nella manovra di bilancio, come uno schiaffo, l’ennesimo atto di indifferenza e di cinismo politico.

Bene fanno Cgil e Uil a dare la sveglia alle forze politiche che hanno alzato la paletta rossa rispetto alla buona volontà del governo di mettere in campo una manovra finanziaria più equa, aderente alla realtà del Paese che la Pandemia ha reso ancora più diseguale.

Qualcuno dovrebbe spiegare a Salvini, Berlusconi e Renzi che il 4% dei contribuenti italiani benestanti, coloro che superano i 70 mila euro di reddito imponibile dichiarato, avrebbero potuto sentirsi orgogliosi di essere chiamati dallo Stato a contribuire alla tenuta sociale di un Paese segnato da una crisi sociale acuita dall’emergenza sanitaria, pagando il contributo di solidarietà sul reddito prodotto, come richiesto dal Governo DRAGHI.

Spaventare l’opinione pubblica parlando di patrimoniale, quando si commisura il prelievo fiscale al reddito prodotto e non al patrimonio statico, denota ignoranza e cinica ironia; una provocazione ideologica di una destra arrogante, insensibile e allergica ai segnali di allarme sociale che provengono dalle organizzazioni rappresentative del mondo del lavoro italiano.

Alimentare nel Paese un conflitto tra classi sociali significherebbe il fallimento della politica. Per evitarlo è sufficiente applicare l’art.53 della Costituzione che prescrive il principio di “progressività del sistema tributario”.

Salvini ha ragione: è assurdo, ma non lo sciopero, assurdo è il risentimento di chi si limita a condannare lo sciopero anzichè sforzarsi di comprenderne sul serio le ragioni.

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