Nolè, lo spinello e la birra

Non c’era una nuvola. Cielo splendidamente azzurro, al sole faceva addirittura caldo, nella Potenza di fine anno. Nolè con una plateale concentrazione, mani nei capelli e sguardo fisso davanti, leggeva con avidità il Corriere dello Sport. Da tempo aveva optato per la versione cartacea e scartato quella web perché il rumore che faceva la carta di giornale gli sembrava si accordasse perfettamente con il sacro silenzio che di solito accompagnava la lettura.
Era, del resto, l’unico a comprare il Corriere dello Sport in Questura e dopo averlo letto lo lasciava a disposizione dei colleghi che litigavano per chi riusciva ad appropriava per primo, sebbene si guardassero bene dal comprarlo, preferendo esibire il Fatto Quotidiano o la Repubblica, dei quali non leggevano che i titoli.
Non di rado anche il Questore si faceva portare la copia ormai sgualcita tanto da non emettere più alcun crepitio nel maneggiarla, nella sua stanza, ma guai a dirlo in giro. Era come se un lettore del Corriere dello Sport fosse uno zotico patentato, quale evidentemente doveva apparire Nolè ai più. A lui andava bene così, anzi, passare per zotico gli consentiva dei “contropiede” psicologici davvero efficaci.
Arrivato all’ultima pagina e cioè all’estrazione del lotto e del Superenalotto, appreso che il montepremi era arrivato a 135 milioni e che non l’avrebbe vinto mai se non si fosse deciso a giocare, ripose il giornale e rispose al telefono che, rispettoso della lettura quotidiana, aveva cominciato a squillare solo alla fine del piacevole rito.
Era un genitore esasperato per lo spaccio di droga che avveniva alla luce del sole davanti al liceo che frequentava la figlia. Prese un appunto sul bordo dell’ultima pagina del Corriere, dove riportò il nome della scuola, il suo indirizzo e l’ora di uscita degli alunni.
Alle tredici era davanti la scuola. Faccia sconosciuta e aspetto equivoco, sapeva di poter attirare l’attenzione. Infatti una ragazza gli si avvicinò e gli chiese a quanto la vendesse. Nolè per non sbagliare le disse che la prima fumata era regalata e che per la seconda, se le fosse piaciuto, si sarebbero messi d’accordo. Lei sorrise e disse “OK, dammela”.
Lui tirò fuori le mani di tasca e fermandosi proprio nel momento in cui stava per trasferirle lo spinello già bello e pronto le chiese “tu però dimmi da chi l’hai comprata finora. Ti farò un trattamento di favore, per sempre. Anzi, se mi aiuterai a smerciarla l’avrai gratis sempre, ma sbaragliamo prima la concorrenza. Dai dimmi chi è”.
Lei lo guardò sorniona, indecisa se dare fiducia allo sconosciuto tanto sicuro di sé. Dondolò sui piedi e portando un dito sulla bocca gli sussurrò, guardando per terra “Quel tipo vicino l’edicola, quello alto che sta fumando”.
Nolè le lasciò lo spinello nelle mani e le fece segno di sparire.
Poi si avvicinò all’individuo indicatogli dalla studentessa e senza parlare lo colpì forte al volto con una mano e con l’altra tirò fuori le manette e gliele mise.
Poi ficcò le mani nelle sue tasche e ne tirò fuori una ventina di bustine di erba, gli piantò un gomito sulla gola e gli intimò di riferirgli da chi si riforniva.
Lesse il terrore negli occhi del delinquente e premette più forte sulla gola. Ebbe così i nomi dei fornitori di tutta la città e l’indirizzo della casa che fungeva da centrale di smistamento.
“E ora scompari dalla mia vista”, gli disse Nolè liberandolo del gomito e delle manette.
Fece rapporto alla Procura e nel pomeriggio una squadra sgominò il commercio. Almeno per qualche giorno le scuole avrebbero respirato aria pura.
Il giorno dopo Nolè tornò davanti la scuola e aspettò fiducioso. All’uscita la ragazza del giorno prima si presentò con due amiche, gli sorrise e aspettò fiduciosa.
Nolè tirò fuori una bustina per ognuna delle ragazze, erano quelle sequestrate al balordo il giorno prima e le avvisò che il commercio era finito e che di spinelli non ne avrebbe fornito più, perché era un poliziotto e non avrebbe consentito che avvenisse ancora lo spaccio. Che capiva che uno spinello non è la fine del mondo, avendone fumato più di qualcuno anche lui, ma che tutto sommato era meglio la birra. Le ragazze lo ascoltarono, annuirono e sfacciatamente gli dissero “allora ci offrirai una birra”.
E fu così che un imbarazzatissimo Nolè, quella sera stessa, fece ingresso in un noto locale con tre belle ragazze con le quali bevve una birra per sparire subito dopo senza che nessuno se ne accorgesse. Nolè, allontanatosi, tirò fuori l’altra bottiglia di birra che aveva comprato, la stappò come faceva da ragazzo, coi denti, si sedette su uno scalino e bevve. Da solo. Come piaceva a lui.

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Luciano Petrullo
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