Lo “Smarrimento” di Richard Powers

Sta a noi decidere – ammoniva Hannah Arendt – se amiamo abbastanza il mondo da assumercene la responsabilità”. Lo diceva all’indomani della distruzione causata dalla Seconda guerra mondiale, ma queste  parole conservano la stessa incisività in un mondo come il nostro alle prese con gli effetti della globalizzazione e delle crisi ad essa connesse.

Ci potrà essere una speranza per le generazioni future – aggiunse la Arendt – solo se ci rinnamoriamo del mondo. E per farlo, dovremmo ripensare l’arte di …pensare e di scrivere tanto col cuore che con la testa.

Nel passato nelle corrispondenze personali con le persone amate, con i famigliari e gli amici, pensavamo e scrivevamo proprio in questo modo: con il cuore e con la testa. Quando scrivevamo una lettera eravamo ben consapevoli che i nostri pensieri si sarebbero diretti al “destinatario” proprio come se stessimo conversando con lui.

Il libro di Richard Powers, Smarrimento  uscito in Ottobre per la Nave di Teseo nella traduzione di Licia Vighi, è un esempio di questo tipo di scrittura.

Anche questo romanzo come quello precedente dello stesso autore (Il sussurro del mondo, Premio Pulitzer 2019) rientra in quel filone di letteratura militante sui temi ambientali ma questo si preoccupa di spiegare “ai nostri figli e alle nuove generazioni” l’inconcepibile masochismo di una specie che sembra volersi autodistruggere.

Il romanzo consegna questa impressione di leggere una di quelle lettere d’antan, scritte con la sensibilità e l’interesse non a promuovere una tesi, ma a preservare quella coerenza necessaria per trasferire nella mente del corrispondente (il lettore), sentimenti autentici e misurate motivazioni.

Il protagonista del romanzo, Theodore Byrne, è un giovane astrobiologo rimasto vedovo e con un figlio di nove anni, Robin, da crescere e accudire. Il progetto di Robin è quello di disegnare tutti gli animali in via di estinzione e continuare, in questo modo, l’impegno di attivista ambientale della madre. Ma il bambino si trova nella difficoltà di riuscire ad affrontare il dolore mentre la medicina e il mondo degli adulti affronta quella di diagnosticare e curare la sua “incomprensibile malattia”.

Il padre si rifiuta di percorrere delle terapie improvvisate e insoddisfacenti e si affida così ad una terapia emotiva sperimentale utilizzando le registrazioni delle attività cerebrali della madre. I risultati di questa terapia sono stupefacenti e Robin ritrova l’entusiasmo e, incoraggiato dal padre, si impegna sempre più nella causa ambientalista tanto da diventare uno dei principali riferimenti del movimento ecologista e una celebrità mondiale. E a questo punto, ad ostacolare questa feroce e vitale ricerca di felicità di un padre e di un figlio, entra in campo la politica e il vecchio mondo.

In esergo al romanzo di Powers c’è una frase di Rachel Carson (1907-1964) la biologa e scrittrice americana universalmente riconosciuta come la madre dell’ambientalismo contemporaneo. Tra il 1937 e il 1963 nei suoi numerosi interventi sfidò l’ideologia di progresso rivelando l’arroganza che stava alla base del discorso scientifico, denunciando l’irresponsabilità dell’industria tesa solo e quasi univocamente al profitto e criticando l’indifferenza dei governi nei confronti dell’alterazione degli equilibri ambientali.

La Carson con il suo sguardo poetico, la sua mente scientifica e la sua intuizione femminile insegnò a ri-innamorarsi del mondo  e a meravigliarsi della sua bellezza. La pubblicazione del suo Silent Spring nel 1962 rappresentò un evento epocale nella storia del pensiero ecologico: l’idea che la specie umana fosse solo una parte di un delicato e complesso ecosistema implicava un radicale mutamento culturale, un rovesciamento completo della tradizione di pensiero che poneva gli umani al di fuori e al di sopra della natura.

In uno scambio epistolare, le cose, una lettera dietro l’altra, si risolvono strada facendo e così la “lettera” di Powers sembra essere una risposta che da tempo attendevamo di una corrispondenza cominciata tanto tempo fa e che è destinata a intensificarsi e continuare ancora. Verranno altre persone come Rachel Carson, come Richard Powers o la madre e il padre di Robin; persone che saranno così tanto in grado di amare il mondo e di contemplarne la sua bellezza da assumersene la responsabilità dell’uno e dell’altra. Stanno crescendo, per nostra fortuna,  tanti altri robin e grete e tante nuove  forze che durano, cuori e teste che pensano e scrivono. Fintanto che dura la vita.

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Giuseppe Ferrara
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