Lo sbarco dei marziani

Posto che gli unici problemi che sembrano assillare la TV, i giornali e il circo della politica sono il Covid, la Presidenza della Repubblica e il dopo Draghi, con pervicace indifferenza vero i problemi dei comuni cittadini che, evidentemente, sono ritenuti alla stregua degli schiavi di una volta, quindi non titolari di diritti, non portatori di disagi, preoccupazioni, timori, ansie eccetera, in definitiva nulla che possa avere un semplice rilievo, è bene fare qualche dilettantistica osservazione, laddove per dilettantistica si intende, ovviamente, per puro spirito di partecipazione.

La percentuale di individui, di tutti i sessi possibili, immaginabili o solo futuribili, che si sveglia col piccio (espressione dialettale che indica inutile bisogno impellente, tale da scatenare nervosismo che spesso sfocia in comportamenti se non poco urbani, davvero superiori alla bisogna) delle elezioni presidenziali, difficilmente supera lo zero virgola. Nonostante la davvero bassa soglia di interesse, se ne parla, sui media, come se si trattasse del futuro sbarco dei marziani sulla faccia della terra, cioè come di una cosa che potrebbe cambiare i destini della nazione, in bene o in male. Invece non è vero niente. Da che l’Italia ha scoperto la democrazia e la Repubblica (lor signori sono pregati di alzarsi in piedi e mantenere una posizione eretta con sguardo diretto all’infinito) l’elezione del Presidente della Repubblica non ha sortito mai effetti che potessero essere iscritti nell’album delle cose che hanno reso felice gli italiani.

Ma l’accanimento, la monotematicità sono tali da convincere qualche frescone che davvero l’elezione del Presidente potrebbe avere un significato per la sua vita e quella dei suoi figli.

Alla stessa stregua credo di poter considerare il dopo Draghi: premesso che chi ci governa lo sceglie un gruppo di persone con le quali non ho niente da spartire, tipo neanche l’ora di libertà, da detenuto 4.0 qual sono, e che quando la scelta è ricaduta sugli italiani è scoppiato il finimondo che meno male non hanno bombardato il Paese, ma, insomma, c’è qualcuno che ancora davvero è convinto che tizio anziché caio possa cambiarci questa vita sempre più vicina alla sua massima espressione in negativo, ossia di merda? Roba da matti.

Governi variamente colorati non sono stati capaci nell’ordine: di velocizzare la giustizia, di arrestare il debito pubblico, di portare una conoscenza media della lingua italiana in parlamento, di migliorare la scuola, di produrre posti di lavoro, di diminuire l’enorme carico fiscale, di migliorare i servizi, di eliminare gli ingiusti privilegi, di sconfiggere la malavita organizzata e la corruzione, niente di niente. E allora? Cosa mai può interessare il dopo Draghi?

Uguale per il Covid. Bollettini di guerra, vaccini miracolosi, passaporti di vario livello, tamponi a pagamento, medici valorosi, infermieri pure, organizzazione di guerra, guerra ai no vax, detenzione domiciliare, mascherine, doppie mascherine, scienziati in tv e siamo punto e daccapo. Ma allora perché sparare tante cazzate, una dietro l’altra, una più inutile e dannosa dell’altra? Non è meglio un dignitoso e decoroso silenzio?

Macché.

Il circo passa solo questo spettacolo. La fortuna di Netflix, Disney + e tutte le altre piattaforme. Chi glielo doveva dire. Anzi, pensandoci bene, io che mezzo terrapiattista – come dicono quelli che capiscono – pure lo sono, non l’avranno inventato loro questo virus in combutta con le case farmaceutiche? In fondo loro ci guadagnano e dio sa solo quanto. Vabbè, ci mancava pure questo stupido pensiero. Ma pur di non pensare a Draghi, Mattarella, Salvini e Berlusconi, preferisco inventarmi storie.

A proposito la sapete quella di uno che non aveva i soldi per comprarsi anche un solo caffè e finì per … (il seguito è a pagamento. Basta versare venti centesimi sull’iban gnamgnam tratto presso la Banca dello Sviluppo delle idee malsane, anche sfruttando l’applicazione telefonica “chesidevefarepermangiarealtempodiDraghi” scaricabile gratuitamente e, nonevèro, grazie per la scelta).

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Luciano Petrullo
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