L’import export lucano

Fa specie il daspo a Puzzer (nella foto). Una misura interdittiva che appare incredibile, spropositata e inopportuna, ma chiarisce l’andazzo. Chi non si allinea e, anzi, riceve consensi, va fatto fuori. Un sistema assolutamente democratico, beninteso, testimone di un pluralismo difeso a spada tratta. Ci voleva Draghi, perché il meglio della nostra civica tolleranza, alle diverse opinioni e alle manifestazioni di pensiero, venisse fuori.

Aliano pare si sia già proposta per rinverdire la tradizione dei confinati, tante di quelle volte. Certo Puzzer non è un letterato come Levi, insomma non ci scriverà su un romanzo, ma già il fatto che si riprenda con le sane tradizioni democratiche, fa ben sperare.

Poi, noi lucani, siamo ospitali. Probabilmente abbiamo perso un po’ di quella silenziosa ostinazione popolare contro il potere costituito, sedotti dai mercimoni della politica, ma, appunto, un Puzzer potrebbe risvegliare gli istinti.

Pare, però, che anche Grassano si sia proposta, in un fantastico derby dell’ospitalità e come da tradizione.

Il ministro Lamorgese ci pensi su con la pacata saggezza mostrata finora e col supporto metafisico di Draghi e valuti l’opportunità sommessamente segnalata.

Del resto a noi il sistema dell’importazione-esportazione funziona alla grande da sempre.

Esportiamo donne e uomini, anche di estremo valore, regalandoli agli altri territori, anche stranieri, senza chiedere niente in cambio, se non una timida citazione nella scheda anagrafica. Il tutto con estrema generosità, senza preoccuparci del conseguente spopolamento e depauperamento del patrimonio umano.

Importiamo, invece, proposte di legge, leggi (quando riusciamo a mettere su una maggioranza, che stante la ricchezza di riferimenti culturali, la vivacità di idee e la assoluta indifferenza al fascino della coppola, non sempre, per fortuna tutta nostra, riesce), multinazionali destinate a liberare il nostro sottosuolo da scuro liquame in cambio di uno splendido profumo di violette, della schiuma decorativa nei ruscelli e di un considerevole lavoro per gli avvocati e le procure, in occasione dei terremoti importiamo predatori economici e, talvolta, alle scadenze elettorali, parlamentari di altre regioni per garantire un esito sicuro delle consultazioni.

Quindi, caro Puzzer, dovessero spedirti dalle nostre parti, verrai accolto alla grande. Certo, dovrai dimenticare i treni che funzionano e le strade a quattro corsie, gli aerei e le navi, ma qui sempre abbiamo l’asino, uno degli animali più nobili che esista, capace, ancora, di dar dei numeri alla tecnologia e alla modernità. Magari, anzi, ce ne fosse uno per famiglia, ritroveremmo anche il gusto del vero vivere lento, e certo non quella sottomarca di vivere lento fatta di Freccia Rossa mascherati perennemente da veri treni veloci quasi fosse sempre Carnevale, o di file sulla Basentana per i lavori in corso, o, anche, di processi interminabili e di tempi della burocrazia da far invidia all’età dei personaggi della Bibbia.

Un viver lento genuino, ecco quello che ci vorrebbe. Roba da impiegare un paio di giorni per andare da Potenza a Matera, ma con soddisfazione se non con voluttà, fermandoci ogni tanto a raccogliere una margherita o a gustare il pane e frittata preparato all’alba.

È un’idea. Secondo me gli inglesi e gli americani farebbero a gara a venire a vivere in questo novello paradiso terrestre. Che la politica ci pensi seriamente su, ammesso che riesca sempre a pensare.

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Luciano Petrullo
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