L’ennesima fregatura

Tutti ricorderanno la decisione del primo M5S di devolvere parte delle indennità di carica ad attività di finanziamento. In pratica, nella prima parte di vita del Movimento, questo aveva determinato quanto fosse necessario dell’appannaggio economico alla attività politica, compreso il vitto e l’alloggio, e quanto del tutto superfluo, quindi meritevole di una destinazione nobile a favore di terzi. Parte degli italiani applaudì entusiasta, un’altra parte preferì verificare prima di giudicare, un’altra, ancora, la definì propaganda.

Di fatto, a parte la fisiologica eccezione dovuta a furbastri, l’iniziativa decollò bene. Fresco nella memoria di tutti è l’immagine fotografica dei rappresentanti nelle istituzioni del Movimento con l’assegno che sarebbe stato generosamente elargito a terzi.

Un’operazione di immagine, che all’inizio suonò anche di sostanza. Il messaggio era chiaro: la politica si può fare con meno soldi di quelli che finora sono stati troppo generosamente elargiti e, se non volete proprio ridurre a equità gli indennizzi, badate bene che noi ne gireremo la parte superflua a chi sta per iniziare una nuova attività, li metteremo in circolo, cioè, al fine della crescita del paese, mentre voialtri li spenderete in bucatini e orologi alla faccia degli italiani.

Poi accadde che la comodità della poltrona e l’autorevolezza trovata, finirono per far dismettere il saio francescano della povertà politica in favore di una costosa apparenza, tal quale il resto della fino allora aborrita brutta politica.

Oggi, miseramente, non se ne parla più, e mi rifiuto di credere, speranzoso di una clamorosa smentita, che le dazioni avvengano “senza che la mano destra sappia cosa fa la sinistra”.

A guardarla freddamente, col senno di poi, quella iniziativa fu una squallida presa per i fondelli. Fu in effetti un investimento, ma non per le piccole imprese, bensì per il Movimento stesso, perché acquisisse credibilità e che questa fosse tangibile e inconfutabile.

“Diamine”, si sarebbe detto al bar, “questi si dimezzano lo stipendio, chi mai l’ha fatto prima. Sono davvero seri, una rivoluzione, cose mai viste!”. E in effetti così si diceva. Acquisita credibilità, mostrata e provata una facciata, appunto, francescana, il Movimento crebbe nei consensi fino a diventare il primo partito e tale credo sia ancora all’interno delle camere.

Oggi appoggiano Draghi, un banchiere, un uomo freddo che di politica non ne vuole sapere, di discussioni, confronti e compromessi neanche, che vola a un livello più alto, quello dei conti che devono tornare, costi quel che deve costare, un comportamento dove l’essere umano in quanto tale, coi suoi problemi, non conta o conta molto meno degli interessi di bilancio, finanziari ed economici. Ecco, l’esatto contrario di quell’assegno mensile girato a favore delle piccole imprese.

Oggi il Movimento, che sta scomparendo con la stessa fretta con la quale era cresciuto, ha indossato il doppio petto, sottoscrive i decreti con penne d’oro e prova a salvare la poltrona o coppola, che dir si voglia, di qualche suo cosiddetto big.

L’unico refrain è rimasto il reddito di cittadinanza, davvero un po’ poco, rispetto all’oceano di problemi che offre la politica; ecco, di un capitale di buoni propositi è rimasto solo l’odore, che, giorno per giorno, svanisce. Oggi non sappiamo cosa abbia nel libro dei sogni il Movimento; forse aspetta che uno stanco Grillo se ne inventi un’altra. Ma il suo repertorio è esaurito. Quindi non più in prima pagina per l’ultima trovata o l’ultima proposta, ma un trafiletto in qualche altra pagina che ci racconta di un Conte, inventato politico come un virus in laboratorio, per dire, virus che però non contagia ma conferma quello che gli scettici già dicevano qualche anno fa quando raccontavano di un autentico bluff.

Eh sì, l’ennesima fregatura sul binario delle speranze. Addirittura consegnati, con tanto di maggioranza relativa e bandiera bianca, alla vera antipolitica, quella che decide senza democrazia, quella di Draghi.

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