Le visite guidate di una volta

Nei tempi andati in Regione Basilicata venivano organizzate visite guidate delle scolaresche, con tanto di simulazione del relativo lavoro istituzionale, sedute consiliari, giunte e commissioni. La macchina amministrativa veniva svelata ai più giovani, una maniera per sensibilizzarli alle attività politico-amministrative e avvicinarli alle istituzioni. Una maniera per conoscere e crescere.

Nei tempi ancora più andati alle medie e alle elementari si insegnava anche educazione civica, poi non se ne è fatto più niente, quasi che, entrambe le attività cui ho fatto cenno siano diventate inutili, obsolete, comportando solo una perdita di tempo.

Ovviamente un tanto non è vero, ma la superficialità da web ha coinvolto anche le sane prassi che una democrazia ancora non anchilosata debitamente prevedeva come momenti di democrazia partecipata.

La sacralità di varare una legge, quello che ci dovrebbe stare dietro, il confronto sul testo, il dibattito, gli emendamenti e la pubblicazione, tutto si è ridotto a una schermaglia fra schieramenti, sempre non viene a mancare il numero legale per dispetto, per opportunità o per tattica.

Il compito del legislatore è il compito più importante in un paese civile: regolare la vita o suoi aspetti è il frutto di una esigenza primaria, di uno studio approfondito, di virtuali proiezioni, di visioni, di prove del nove, di speranze. E mostrare la macchina in piena attività agli studenti costituiva una prassi nobile relativa a una attività nobile.

La superficialità dei tempi più recenti, la progressiva secolarizzazione dell’attività legislativa, ridotta a astruse, sgrammaticate e incomprensibili formule, in genere non atte a raggiungere gli scopi prefissi, ma forse, al più, qualche interesse particolare, spesso cancellate dalla Corte Costituzionale, non più frutto di studi meticolosi, messe su da persone sempre meno giuridicamente acculturate, non si presta, del resto, a essere mostrata. Cosa ne trarrebbe di insegnamento una scolaresca da un litigio con le carte gettate per aria e un frasario spesso irripetibile, dalla endemica mancanza del numero legale, dalla insipienza nello svolgimento delle funzioni, che rimarrebbero invero sacre, mostrati da una buona parte dell’intera assise politica?

Solo un brutto esempio, una immagine brutale di come non dovrebbe essere ma è. Meglio evitarlo, ancorchè la prassi non sia stata abolita per questo motivo, ma solo per sciatteria e inconsapevolezza della nobiltà della funzione. E allora pazienza.

Lasciamo che questo acquario politico viva per conto suo, noi sappiamo di starne fuori ed è anche meglio così, alla fine. Che se la cantassero e suonassero da soli, fin quando dura. Chè non dura certo in eterno.

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Luciano Petrullo
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