“Le faccine”

Se si parla di “emoticons” tutti sanno che si sta parlando di quelle simpatiche faccine, le “emoji” che vengono usate negli sms e nelle email quando si vogliono esprimere, graficamente, delle emozioni. L’uso diventa ancora più ampio quando le “emoji” esprimono gioia, attraverso lo “smile” (il sorriso).

Ma l’uso diventa totale quando queste faccine vengono usate anche per esprimere, in modo diretto e immediato, dei messaggi.

Ma non tutti sanno che le “Emotion” che hanno avuto il loro picco d’uso soprattutto negli anni ’80 erano stati usati già qualche secolo addietro. Prova ce ne dà il famoso critico letterario Levi Stahl che, in una poesia di Robert Herriek, del 1648 ha trovato, quello che sarà riconosciuto come il primo utilizzo delle faccine sorridenti. In una strofa della poesia, infatti, accanto alla parola “smiling”, che significa sorridere, compare l’immagine della faccina.

Per qualcuno è una macchia di inchiostro se pure molto rassomigliante. Per qualche altro è una strana figura che nasce dalla compressione dell’inchiostro sotto la macchina tipografica.
Cosa certa è che già nel ‘600 compariva la faccina sorridente che con ironico sorriso navigava sugli scritti di qualche scrittore.

Ma a questo punto viene da chiederci: se lamentiamo che l’uomo oggi vive un infelice stato di apatia è perché si è già inventato tutto e non si hanno più stimoli alla “creatività” o la massa umana diventa consapevole delle propri mezzi solo dopo molto tempo che li possiede? E dire che avevamo anche le “emozioni grafiche” e non lo sapevamo.

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Caterina Laurita
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