La sindrome dell’arrivato

Essere governati da un Presidente che non vive in Basilicata e che viene dalle nostre parti qualche volta alla settimana (se va bene, mi suggeriscono) è prova di un impegno addirittura inferiore a quello dei nostri infaticabili parlamentari, che, quanto a gocce di sudore per fatica, potrebbero indossare la stessa camicia per una settimana.

Devo presumere che questi siano affetti dalla malattia più pericolosa che esista, peggiore, dicono, nientepopodimenoche del virus, oggi di moda, in persona, e che si chiama in gergo medico-politico “sindrome dell’arrivato”.

Tenete presente una lunga corsa alla fine della quale ci si rilassa completamente con la certezza di aver fatto il giusto e che ora si può riposare?, ecco è quella lì.

L’aspirante politico corre e corre e corre, per ottenere la coppola o poltrona, che dir si voglia, con annesso lauto indennizzo, quindi, una volta ottenuta, scatta una molla che lo fa regredire allo stato di semplice fisiologica esistenza: respirare, mangiare, bere, ruttare e poi di nuovo, magiare, bere, ruttare. Le energie spese per il raggiungimento del fine non vengono reincanalate in una attività politica proficua, di ricerca, studio indefesso, ricerca dei problemi e della loro risoluzione, tiè, finanche di progettazione del futuro, semplicemente vengono indirizzate a rimpinguare l’ego, attraverso la ricerca di una indomita visibilità, un’impetuosa affermazione sociale e politica, con visioni, come quelle che provocano gli allucinogeni, paradisiache, di scrivanie ministeriali, poltrone presidenziali, scenari mondiali con ricercate amicizie pluridecorate al valore.

Dice: ma tu esageri. Giuro che no. L’ho visto con i miei occhi. Questa è una malattia che prende subito, tipo che se sei eletto consigliere comunale, nei tuoi sogni a occhi aperti, il giorno dopo, sei già minimo Sindaco, ma anche ministro, come disse quello, senza colpo ferire.

Ora bisognerebbe capire cosa si immagina il nostro governatore per sé in un prossimo futuro. Dato per scontato che gli spostamenti frequenti non gli ingozzano troppo e che comunque, non è facile prendere spesso la macchina per percorrere la famigerata tratta Napoli-Potenza, che prevede una sotto tratta impervia come l’altrettanto famigerata Sicignano-Potenza, suggerirei, ma evidentemente sarà già nei suoi programmi, un bel posto al Senato della Repubblica. La tratta Napoli – Roma è sui circuiti che contano, il treno non subisce rallentamenti ed è abbastanza comodo, per leggere il giornale o per fare un pisolino, insomma come fare due cose in uno, viaggiare e riposare, viaggiare e informarsi, un affare insomma. Può essere preso in uno stesso giorno per andare a palazzo Madama e cenare a casa o con gli amici da Giggino a Posillipo (ristorante inventato alla bisogna). Vitto e alloggio assicurato, indennità più che dignitosa, titolo che ti rimane per sempre e iscrizione negli albi dei massimi rappresentanti del popolo italiano (tutti in piedi!).

Insomma l’dea non è assolutamente malvagia. Il rodaggio lucano, non privo di sacrifici, sta quasi per finire, le elezioni si avvicinano e, suvvia, a Potenza se la possono pure cavare da soli. Sì, certo, una telefonata la mattina, “tutto a posto?” “Tutto a posto!”, una alla sera “problemi?”, “nessuno, capo”, un paio di visite a settimana, magari nella seconda metà del mandato le condensiamo in una, una e mezza e dai che ci siamo.

A noi rimarrà l’onore di aver dato i natali politici a chi seppe governarci on line, telematicamente e senza neanche la firma digitale, che, obiettivamente, non è poco, anzi, a me, personalmente, consente di camminare a testa alta con la fierezza di un montanaro mai pentito e alla nostra terra consente di regalare un altro pilastro del sistema bicamerale della nostra beneamata repubblica. E ora che parta l’inno!

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