La lettera che avrei voluto scrivere a Salvatore Quasimodo

Un personaggio che mi ha sempre interessato, che è stato tante volte per me fonte di letture è Quasimodo, · premio Nobèl per la poesia. M’interessa non solo per questo suo alto riconoscimento, ma anche per la sua produzione poetica così viva, umana, sofferta. Ho avuto occasione tempo fa di leggere soltanto una sua raccolta di versi: Ed è subito sera, e dalla poesia che dà il titolo a questa raccolta:
«Ognuno sta solo sul cuore della terra, trafitto da un raggio di sole,
ed è subito sera»
.
Ho avuto quasi una visione sovrumana di Quasimodo, cioè l’ho visto come un mito. Questo poeta, che è riuscito in soli tre versi a sintetizzare una vita umana, come se fosse un solo giorno dell’anno, ha avuto una tale influenza su di me da spingermi da quel giorno, a leggere ogni sua pubblicazione. E il mio desiderio più fervido, escluso quello d’incontrarlo personalmente, perché so che è impossibile, sarebbe di scrivergli una lettera , purché fossi sicuro che egli la leggesse e mi rispondesse. Per accontentare questo mio desiderio immagino di scrivergli, attendendo sicuramente una risposta.

«Sono un ragazzo di quindici anni che le scrive, e frequento il primo anno della scuola superiore della mia città. Avrei intenzione, se tutto andrà bene, d’iscrivermi all’università in materie letterarie. Chissà quante lettere lei riceve come la mia, ma in questa io vorrei veramente esprimerle la mia più sincera ammirazione. Nelle scuole si parla di lei come di un rappresentante dell’ermetismo, ma io avverto nella sua poesia anche una parteci­pazione dell’autore, e non soltanto una cronaca nuda di azioni. Ho anch’io la vocazione alla poesia e ne ho scritte parecchie. Naturalmente sono capolavori (per me) e vorrei chiedere a lei un giudizio inviandogliele. Sarò così sicuro d’essere stato criticato da un illustre critico. Suoi saggi non ne ho mai letti ma ho analizzato a fondo (per quanto mi è stato possibile, data la mia età) certi suoi componimenti, che mi sono sembrati i più belli. E sulla sua traccia fanno seguito le mie poesie, brevi e concise, ma alle quali ho dovuto dare significato come alle sue. Sinceramente alcune espressioni non le ho capite, come per esempio: “Dalla rete d’oro pendono ragni ripugnanti” e dei quali la prego di darmi spiegazione se eventualmente, come io spero, mi risponderà. In III media, quando ho sostenuto l’esame, l’ho scelta come autore: prima di tutto perché è contemporaneo quindi s’interessava di problemi vicini ai miei; in secondo luogo perché il suo modo di scrivere mi rivelava, di volta in volta, un accostarsi alla linea semplice di vita del­ l’uomo moderno; semplice per la schiettezza dei suoi stati d’animo e della sua esistenza comune. Forse questa lettera la leggerà ironicamente, sentendosi esporre grandi concetti da un ragazzo di quindici anni; ma quando si ha una vocazione si fa di tutto per poterla mani­festare, anche attraverso preghiere a grandi celebrità. Io tuttavia non le chiedo tanto: solamente di leggere i miei componimenti, dar loro un suo giudizio e, se possibile, inviarmene lei qualcuno dei suoi. Se no mi risponda ugual­mente: mi consolerà l’idea di avere tutta per me la sua firma».

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