La facoltà di quartiere

Insomma abbiamo anche la facoltà di medicina. Il ministro Speranza in persona, approfittando di una visita ai familiari, ne ha curato il battesimo. Un momento direi storico, emblematico, la consacrazione di un capoluogo che ora può puntare al settantanovesimo posto nella particolare graduatoria della qualità della vita. Scusatemi, ma le scorte di enfasi le ho già finite. Non ne ho i magazzini pieni come il ministro e i politici che vedono, nella circostanza, il raggiungimento di un obiettivo fondamentale, se non epocale.

Anzi. Lo ammetto mi sento preso per i fondelli. Una città carente di tutto, non attrezzata per accogliere studenti, che apre un corso di laurea nuovo e aggiuntivo a quelli già esistenti. Ma che senso ha?

Lo avrebbe se si fosse deciso di trasformare Potenza in una città universitaria a tutto tondo. Cioè, una città a misura di studente, con biblioteche, cinema, teatri, cioè con un’offerta culturale seria. Oltre a una strutturazione di contorno completa, come attrezzature sportive, possibilità di svago e altro. E, infine, strutturata per essere vissuta a pieno, e quindi con servizi pubblici almeno decenti, dotazione urbanistica dignitosa, e servizi di ogni altro tipo all’altezza. Penso a una casa dello studente, per esempio, o a una disciplina dell’affitto, dimensionata a fini studenteschi, invece niente di niente.

Ma il bello è che neanche l’hanno pensata una Potenza città universitaria. Anzi, Potenza non ha una sua dimensione precisa, né si sa cosa farà da grande.

Una città che apre un corso di facoltà avrebbe dovuto saggiare la richiesta, peraltro, preorganizzare un livello qualitativo significativo per giustificare la spesa e, soprattutto, avere degli obiettivi di incremento fondati su ragioni ponderate.

Altrimenti è una presa in giro. Nulla di più.

Che poi, alla fine, ce ne era davvero bisogno? Non era meglio un asilo modello? Edifici scolastici sicuri e confortevoli? Di quante cose ha bisogno Potenza più necessarie della facoltà di Medicina? Del resto i figli dei medici andranno sempre e comunque fuori a studiare e specializzarsi, i ricchi pure, e chi potrà permetterselo anche. Allora su quali numeri si è basata la scelta?

Ah!, ecco svelato l’arcano, non si è basata su numeri, come sarebbe stato giusto e ovvio fare, ma sullo spot e il caso. Potenza ha sessantamila abitanti. La Basilicata meno di seicentomila. Per giustificare una università occorrerebbe una popolazione studentesca mille volte superiore. Potremmo anche averla, ma se fossimo attrattivi. Forse la festa di San Gerardo e il veglione Rai di fine anno non bastano. Abbiamo creato la facoltà di quartiere, come se a Napoli ci fosse una Federico Secondo in ogni zona della città. Non so a voi, ma a me sembra davvero uno spot pubblicitario, una inutile frivolezza, in altri termini, una sonora, fragorosa, eclatante presa per il culo.

Ovviamente spero di sbagliarmi. Magari. Ma temo, purtroppo, di essere andato molto vicino alla verità.

Qui non si programma, si va per opportunità, a caso, sperando che vada bene.

Temo esista, però, una maniera migliore e più seria per amministrare.

Augh!

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Luciano Petrullo
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