La ‘comunità immaginata’ del mercato del lavoro lucano nella precarietà del biennio ’20-’21

di Giancarlo Vainieri, Centro Studi Uil Basilicata

A fine 2020 in Basilicata si addensano i fenomeni di un impoverimento socioeconomico. Quasi un quarto dei lucani versa in uno stato di povertà relativa, definito come la disponibilità del minimo necessario alla sopravvivenza, con un difficile accesso ai beni e servizi: 54mila famiglie, il 23% delle 235mila, vive in questa condizione.

Nel 2020, il PIL regionale ha perso l’8,5%. L’anno scorso tutti i settori hanno virato in negativo. Il reddito disponibile delle famiglie si è ridotto del 2,1%, i consumi dell’11,7%, mentre aumentano del 10,8% i depositi bancari rispetto al 4,2%.

Complice anche il Covid, è questo il segno controverso di una percezione incerta del futuro.

Emergono le filiere corte delle aree interne, insieme alle realtà urbane e peri-urbane, i flussi di una nuova società abitata dai bisogni, dai diritti, e delle soggettività di classi e generazioni. Una nuova composizione sociale alla ricerca di risposte e di rappresentanza più compiuta nei lavori, nelle attività e funzioni che si misurano con il mercato globale.

Ma la grammatica del mercato del lavoro lucano nel tempo del Covid è quella delle letture lente per meglio comprendere le tante sfide e provocazioni che la pandemia lascia nel sedimento culturale e sociale della regione, così come rilevano i dati del biennio 2020-2021.

I dati evidenziano una previsione di crescita del PIL nel 2021 pari a +2,8%, inferiore al Mezzogiorno (+3,3%) ed ancora più all’Italia (+4,7). La ripresa del PIL dovrebbe proseguire, con minore intensità, anche nel 2022 (+2,4%) con l’aumento dell’occupazione (+2,3 %), in misura minore rispetto al Mezzogiorno (+2,8%) e al resto d’Italia (+2,9%).

La sfida è, dunque, di sconfiggere una deriva della regione e di avviare una vera ripresa dell’integrazione con le altre regioni del Sud della Penisola. Certo, con un supplemento di immaginazione. Le realtà locali e nazionali sono ‘comunità immaginate’ tenute insieme dal reticolo di storie e di invenzioni, simboli comuni che reggono lo scheletro, il comune sentire e l’immedesimazione negli altri anche se diversi e lontani.

Negli ultimi anni la ‘comunità immaginata’ del mercato del lavoro lucano ha vissuto sul crinale di riprese apparenti e di fragilità nascoste: dopo l’aumento occupazionale del 2019 (+ 6mila unità) nel 2020 la ribalta si capovolge con la corposa riduzione di 3mila unità. Gli scenari del lavoro lucano mutano ancora nelle stime dei primi trimestri 2021. Il numero degli addetti è cresciuto, trainato dal settore turistico e dei servizi, sospinto dalla componente a termine. Si può stimare una crescita di circa 2mila unità, pur se l’offerta complessiva di lavoro si è ridotta, oltre al tasso di attività, soprattutto tra le donne e i giovani. A giugno 2021 sul 2019 i rapporti di lavoro a tempo indeterminato registrano un saldo positivo di 2.163 tra assunzioni-cessazioni e per le altre tipologie contrattuali con un saldo positivo di 1.222 diversamente da tendenze negative del Centro Nord (Fonte Inps).

Agisce, dunque, una robusta ed ambivalente continuità strutturale nel sistema-lavoro lucano.

Da qui la necessità di un’agenda del rilancio e di un “piano del lavoro” sfidante, già tracciato e proposto dalla UIL con le altre organizzazioni sindacali al Governo regionale.

La consegna decisiva è quella di costruire un ‘mega progetto’ di nuove politiche formative, attive e del lavoro per un rafforzamento e qualificazione di tutti i segmenti propensi all’impiego, specie per recuperare l’esclusione giovanile che si sostanzia in 36mila persone, circa 6mila laureati (NEET), con più investimenti e con più credito sociale e buona reputazione.

Non si tratta solo di un reddito di cittadinanza, ma anche e subito di progetti con il piano Garanzia Orientamento al lavoro (GOL) ed azioni corrette e ben strutturate di politiche attive che possono coinvolgere circa 10mila unità; misure di avviamento al lavoro, per alzare il basso tasso occupazionale lucano dal 50% verso quello italiano del 58%.

Sullo sfondo c’è l’aspirazione ad una regione ‘organismo-sociale’ che aiuta, rappezza e transita le tante fragilità sociali censite verso un nuovo mondo: cura delle persone, istruzione/formazione, cultura, intrattenimento, turismo di prossimità, energia auto-prodotta, qualità abitativa.

Ma il tragitto delle famiglie, rese capaci, deve sboccare nella riprogettazione dei settori-driver dello sviluppo per ricavare nuovo e buon lavoro in una visione di New deal verde e di transizione energetica, con un vero scambio generazionale, ribaltando l’impostazione centralistica del più grande movimento finanziario e di risorse straordinarie costituito dal PNRR e dai Fondi UE, secondo le istanze che provengono dal basso, dai territori organizzati e dagli Enti locali.

Senza dire di una risposta locale della Regione allestita ripristinando una linearità di documenti strategici chiari e di strutture organizzative rese coerenti con i nuovi processi di pianificazione. Un circolo virtuoso di progettazione e realizzazione, di partecipazione sociale larga, privilegiando competenze e la formazione di nuove classi dirigenti, colmando quel vuoto più volte denunciato di vere scuole per la pubblica amministrazione, fattore scarso nella storia recente italiana e lucana.

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