La Carovana antiracket e antiusura a Montescaglioso (Mt)

All’appuntamento di ieri hanno partecipato don Marcello Cozzi presidente della Fondazione Nazionale Antiusura ‘Interesse uomo’ onlus, il presidente dell’associazione FAI Ambrogio Lippolis, il sindaco Vincenzo Zito, il Prefetto di Matera Rinaldo Argentieri, la commissaria  nazionale antiracket e antiusura Giovanna Cagliostro e il sostituto procuratore distrettuale Anna Piccininni.

Ambrogio, Vincenzo, Franco. Nomi, volti. E una storia scritta quando il presente era ancora futuro e quando il rumore di un colpo di pistola e il silenzio assordante di chi scompariva e non sarebbe stato mai più ritrovato si eguagliavano. Montescaglioso, anni Novanta. La stagione buia delle faide mafiose si consuma in tutta la sua efferatezza, con omicidi, rapimenti, tritolo.
La carovana antiracket e antiusura arriva, e non poteva essere altrimenti, a Montescaglioso, nello splendido scenario dell’Abbazia di San Michele Arcangelo. Nella cittadina materana vi è uno dei 5 presidi di legalità individuati nell’ambito del progetto Economie di Libertà, finanziato dal Programma Operativo Legalità- FESR/FSE 2014-2020, che si muove tra Basilicata e Calabria in territori cruciali, simbolo di lotta alle mafie. Qui, da anni, sentinella di legalità è l’associazione antiracket ‘FAI Falcone e Borsellino’, presieduta da Ambrogio Lippolis e animata, in gran parte, da chi negli anni Novanta alzò la testa e preferì la libertà al ricatto, anche rischiando la propria vita. “Se si paga una volta si pagherà sempre” è il monito che arriva da questi cittadini coraggiosi che hanno fatto della loro esperienza e del loro coraggio un esempio per tutti, in particolare per le nuove generazioni che quella stagione nera non l’hanno vissuta.
“Ricordo quegli anni con tremore – ha detto Lippolis – Tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta Montescaglioso ha vissuto la parte più buia della sua storia recente. Grazie al coraggio di chi denunciò ci siamo riappropriati della comunità e del nostro futuro e siamo qui per trasmettere ai giovani la Memoria di quello che è stato e gli strumenti affinché non si ripeta quell’orrore”.
“Tutte le associazioni criminali giocano sull’isolamento delle vittime- ha detto il sostituto procuratore distrettuale Anna Piccininni- è questa, per loro, la più grande forza che noi non dobbiamo consentire. Purtroppo ancora oggi le denunce non sono tante e questo clima di omertà è un clima favorevole per le organizzazioni criminali. Occorre denunciare immediatamente a chi ha la competenza di capire se dietro a taluni atteggiamenti si nasconda qualcosa di più profondo”.
Lo Stato c’è. Lo ha ribadito il Prefetto di Matera Rinaldo Argentieri che già nel luglio scorso aveva sottoscritto un protocollo d’intesa con la Fondazione Interesse Uomo, “che promuove fattivamente la collaborazione tra le istituzioni e le forze attive, per affiancare i cittadini che decidono di intraprendere un percorso difficile di denuncia”.
“La storia di Montescaglioso dimostra che quella contro il racket è una battaglia in cui non devono combattere solo le forze dell’ordine – ha detto don Marcello Cozzi – ma tutti noi siamo chiamati ad essere sentinelle di legalità. In tutti questi anni, qui, abbiamo incontrato tanti volti, tante storie. E’ tanta la strada percorsa ma tanto ancora c’è da fare”.
“Sono iniziative necessarie – ha detto la commissaria nazionale antiracket e antiusura Giovanna Cagliostro – perché fanno capire alle vittime o alle potenziali vittime che stare dalla parte dello Stato conviene e che denunciando si ha la possibilità di accedere al Fondo di solidarietà. Questo è un aspetto fondamentale”.

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