Isabella d’Este e il riscatto della donna

Tra le figure femminili che la storia ha voluto “immortalare” spicca quella di Isabella d’Este. Nata nel 1474 a soli sei anni fu destinata in matrimonio a Francesco, figlio di Federico I Gonzaga marchese di Mantova  che a soli sedici anni sposò. Ovviamente era un matrimonio “combinato” che avrebbe accresciuto prestigio e potere al casato. Ma Isabella fu e fece molto più di quanto le aspettative delle famiglie ipotizzavano, mentre il marito, più dedito alle guerre che al governo del suo marchesato, oltre agli interessi che aveva per le fughe amorose.

Isabella si adoperò sempre affinché il marchesato non subisse sfasci economici e che il suo legame risultasse dignitoso e non privo di affetto. Dimostrò di avere grande capacità amministrativa, oltre al possedere una  grande cultura, tanto da guadagnarsi rispetto, amicizia e stima da parte mei massimi intellettuali del suo tempo come Ludovico Ariosto.

Esperta arte in generale e di musica in particolare fu abile mecenate per tantissimi artisti e tutto questo mentre teneva abilmente nelle mani le redini del governo del marchesato di Mantova. Il consorte di Isabella, Francesco, fu un uomo d’armi, un avventuriero che non aveva alcun codice morale, tanto che senza alcun ritegno e scrupolo intraprese una relazione con Lucrezia Bolgia moglie di Alfonso d’Este, che si rivelò sempre più profonda e coinvolgente rispetto a tutte le altre che aveva avuto in precedenza. Questa circostanza pose in particolare rilievo la grandezza di Isabella che mai dimostrò sottomissione e accettazione che il costume e la morale del tempo richiedeva.

Ella, fermamente decisa a mantenere la sua dignità personale, prese le distanze dalle situazioni spiacevoli e soprattutto dalle sempre più prolungate assenze del consorte e si impegnò sempre più nel ruolo politico che aveva assunto ma senza mai assumere un atteggiamento di supremazia e ambizione nei confronti di Francesco, anzi mantenne sempre un rapporto di estrema solidarietà con il marito. Non ebbe mai sentimenti di vendetta o rancore verso la cognata Lucrezia pur mantenendo un atteggiamento di fredda indifferenza. Isabella godeva di affetti solidi e sinceri che compensavano le delusioni affettive, grande affetto e confidenza aveva con la sorella Beatrice, moglie di Ludovico il Moro, sincero affetto con lo stesso Ludovico, profondo e leale affetto ebbe con la cognata Elisabetta, duchessa di Urbino. Ma come lei stessa diceva un grande affetto lo ebbe dal popolo quando alla morte del marito, nel 1519, continuò a governare il marchesato promuovendo sempre più innovazioni a beneficio del popolo. Si può dire che fu poco legata alle figlie Eleonora, Ippolita e Livia legandosi sempre più ai figli maschi. Mantenne il ruolo di reggente del marchesato con grande autorevolezza e capacità facendo diventare Mantova uno dei centri più avanzati per la cultura e le arti tanto da essere definita la donna più moderna di tutti i tempi e di diventare l’esempio per le donne che non hanno bisogno di urlare per difendere la propria dignità di donna capace e non seconda rispetto agli uomini.

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