«Indotto Eni di Viggiano (PZ), settimana decisiva»

Lettera aperta al Presidente Bardi.

di Giovanni Galgano, Segretario organizzativo Uilm Basilicata

La settimana appena iniziata, sarà molto importante per quanto riguarda le estrazioni petrolifere in Lucania, in quanto le vertenze in atto circa i livelli occupazionali saranno ancora una volta le protagoniste dei tavoli regionali. Siamo in realtà, caro Presidente, ad un vero e proprio spartiacque, visto che Eni dovrà rispondere di scelte industriali di impatto sociale e non solo; il “non solo” si riflette sul valore che questa società pubblico/privata riserva alle regole, agli accordi siglati, in passato come di recente, a partire dal Patto di Sito, del 4 maggio 2021.

In effetti, non c’è un passato e un presente perché Eni, oltre a rispettare gli accordi relativi alle compensazioni ed aver sottoscritto la proroga decennale, dovrà svelare il proprio volto, ovvero le proprie scelte.

In Lucania, la questione petrolio è da sempre su un piano inclinato, o meglio, userei la metafora della bilancia i cui piatti tendono da un lato alla possibilità assegnata ad Eni/Shell di estrarre l’oro nero, e dall’altro al riequilibrio, dato dalle compensazioni/royalties/gas ecc ma anche e soprattutto sul concetto di lavoro e di mantenimento dei livelli occupazionali.

Un bilancio, che ha già subito contraccolpi dal punto di vista occupazionale, nonostante negli anni si sia in qualche modo  riusciti a mantenere, grazie al lavoro e all’abnegazione di chi ogni giorno lotta per ricordare al mondo intero un principio saldo, che deve rimanere tale: il diritto al lavoro.

Estrarre petrolio ha significato per Eni/Shell dover garantire anche negli anni il famoso “zoccolo duro”, cosi come veniva inteso dai dirigenti Eni che si sono susseguiti negli ultimi anni in Val d’Agri.

Per quanto ci riguarda lo zoccolo duro è il patto sociale che Eni ha sottoscritto con i lucani e a cui oggi con le proprie decisioni, con le proprie scelte, ha deciso in qualche modo di sottrarsi. Speriamo di sbagliarci. È un sottrarsi che giorno dopo giorno ha determinato, e determina, una svalorizzazione ed un impoverimento delle nostre comunità, del territorio, delle aziende e purtroppo anche dei livelli occupazionali.

Un percorso a piccoli passi che si è caratterizzato di diversi passaggi nel tempo, dal concetto di economia a misura, al concetto strutturato delle attività a chiamata, dalla tensione che si crea ogni qual volta che ci si appresta ad un possibile cambio  appalto.

Eni, caro Presidente, nel tempo ha cambiato pelle e ciò probabilmente dopo aver colto debolezze o negligenze di “alcuni” o peggio di lobbies o poteri forti che hanno svenduto e che svendono attraverso il “non fare” o il “fare telecomandato” il futuro della nostra Regione e delle nostre comunità locali. Eni deve, senza se e senza ma, dare certezze per il presente e il futuro attraverso investimenti che si traducano in lavoro.

Investimenti “oggi” per garantire i livelli occupazionali “di oggi e domani”, perché il saper investire per il futuro va dimostrato in tempi celeri; un futuro semmai senza petrolio, ma strutturato all’interno della cosiddetta transizione energetica/mobilità/dal fossile al non fossile, e dunque al non-oil, una rivoluzione che non può prescindere da una programmazione strutturata, stratificata e condivisa affinché si possa gestire il “flusso occupazionale” ovvero i possibili esuberi del futuro o anche quelli del presente attraverso la riqualificazione professionale legata ovviamente alla visione industriale futura.

Questo è il percorso sano, responsabile, che chiediamo ad Eni e dunque anche alla politica lucana, e non quello in atto all’interno del Centro Oli in cui si assiste ad una “macelleria sociale” visto che  qualcuno sembra aver dimenticato che perdere un solo posto di lavoro al sud, ed in Lucania, significa perderlo per sempre, e soprattutto, mettere a nudo la piaga sociale del nostro meridione e della nostra Regione: la mancanza di lavoro.

Si immagini, Presidente, non un posto di lavoro ma tanti altri; è ciò che sta avvenendo nel Centro Oli di Viggiano: 18 lavoratori Ex Caruso, 42 esuberi all’interno della Maersk e circa altri 50 lavoratori della Italfluid senza contare i molti altri lavoratori, ormai purtroppo nel dimenticatoio, oltre alle diverse crisi in atto in altre società.

La sommatoria matematica dice circa 110/120 lavoratori che potranno o che hanno già perso il posto di lavoro; cifra che per il nostro territorio significherebbe  una ecatombe sociale a cui noi tutti abbiamo il dovere di dare una risposta.

Una “macelleria sociale”  dunque, caro Presidente, in cui si intravede la mancanza di responsabilità condivisa di Eni e di Shell, che nel frattempo continuano a raggiungere record di profitti; basti leggere l’ultima intervista all’Ad De Scalzi rilasciata a Milano Finanza il 30 ottobre in cui si autocelebrava dei grandi risultati economici e commerciali della stessa Eni. A proposito ci chiediamo e chiediamo a lei signor Presidente, ma De Scalzi che fine ha fatto?

Qualche mese fa lo stesso De Scalzi dichiarò di ingenti investimenti per la Val d’Agri attraverso il progetto Energy Valley, e oggi? Auspichiamo che non sia stata una presa in giro o un azzardo industriale, auspichiamo invece che Eni oltre ad incrementare e massimizzare il proprio profitto abbia ancora testa e piedi ben saldi in Lucania, e che continui ad averli non solo per i prossimi dieci anni -vedi proroga concessioni-  bensì per un lungo tempo, però questo potrà essere garantito solo attraverso investimenti alternativi al fossile cosi come sottoscritto anche nel rinnovato Patto di Sito in cui Eni si è impegnata a creare nuovi insediamenti produttivi.

Investimenti dunque, sviluppo, insediamenti produttivi, non ci siamo dimenticati quasi nulla nel nuovo Patto di Sito, visto che queste sono tre parole, o meglio concetti industriali che sarebbero in ogni dove la cartolina per il prossimo futuro poiché hanno un’unica radice che risiede nel concetto di implementare il lavoro e dunque i livelli occupazionali, un lavoro sicuramente diversificato ma che potrà dare certamente una risposta alle nostre comunità.

Tanto si è scritto dunque, oggi è il tempo, caro Presidente, da parte di tutti di renderlo esigibile, partendo da Eni che deve ricordarsi sempre che potrà continuare ad estrarre solo se risponderà concretamente alle istanze dei territori e alla salvaguardia dei livelli occupazionali.

Sono mesi che in tal senso si susseguono tavoli, e ringraziamo l’assessore Cupparo dell’impegno per i lavoratori della ex Caruso, la cui unica colpa è stata quella di chiedere il rispetto del proprio contratto nazionale; chiedere il minimo ha significato inserirsi in un lungo percorso caratterizzato dal fallimento aziendale, dalla naspi, dai contratti a tempo determinato ed infine la beffa di rimanere ancora senza lavoro.

18 lavoratori con le  mani segnate dalla fatica del lavoro, ma orgogliosi e soprattutto con una immensa dignità che sicuramente avrebbero tanto da insegnare a molta gente.

Auspichiamo davvero che domani martedì 9 novembre alle ore 14.30, data del prossimo tavolo regionale, sia la volta buona, ovvero sia la volta in cui Eni dimostri un senso di responsabilità attraverso l’accoglimento delle semplici richieste sindacali incentrate sulla riassunzione dei 18 lavoratori a tempo indeterminato e full time, sicuramente non part time, cosi come da ultima e provocatoria proposta arrivata dalla stessa Eni.

Caro Presidente, Eni estrae circa 70.000 barili al giorno ed oggi il prezzo del barile è di 83,66 dollari, il ché significa che ogni giorno Eni ricava 5.064.000 euro, più ovviamente il valore legato alle estrazioni di gas.

Eni non lo deve dimenticare, e soprattutto deve abbandonare la logica del ribasso, sia nelle gare di appalto che  nel riconoscere il valore dell’occupazione.

Sempre domani martedì a partire dalle ore 15 si terrà un primo incontro in Regione relativamente alla vertenza Maersk, azienda che si è aggiudicata la gara Supervisione HSE DIME per i prossimi 4 anni, con eventuale estensione di altri due anni;  un solo piccolo problema: la riaggiudicazione della suddetta gara prevede un utilizzo di manodopera non corrispondente alla gara precedente che si caratterizzava di un impiego strutturale di circa 275 lavoratori. Il 7 maggio, ovvero tre giorni dopo la sottoscrizione del rinnovato Patto di Sito, è stata lanciata questa gara e cosi come prevedono le regole sottoscritte da tutti, caro Presidente, sono stati cristallizzati i livelli occupazionali e salariali a quella data ed oggi invece ci ritroviamo con 42 esuberi decisi da Eni. 42 esuberi che nascono nonostante le regole condivise del nuovo Patto di Sito per scelta di Eni, che prevede sia la riduzione di attività che l’internalizzazione di attività al proprio interno sottraendole alle contrattiste. Mercoledì 10 novembre, dunque il giorno successivo, si riprenderà il confronto su un’altra vertenza quella che caratterizza i 50 possibili esuberi all’interno di Italfluid, nulla di diverso rispetto alle considerazioni precedenti, e nulla sarà diverso nel prossimo futuro quando le scelte di Eni si ripercuoteranno su altri lavoratori.

Tutto questo evidenzia non solo il mancato rispetto da parte di Eni delle regole del Patto di Sito ma soprattutto come Eni abbia deciso che il patto sociale con la Lucania ha meno valore rispetto al passato; questo, caro Presidente, è il nodo di tutto, nient’altro.

Patto sociale con la Lucania che deve trovare un rinnovamento e una riaffermazione nel solco del passato perché senza il patto sociale che senso ha continuare a parlare di estrazioni petrolifere in Lucania? Che senso ha consentire ad Eni di sfruttare il nostro territorio? Che senso ha da parte di Eni estrarre il petrolio se la stessa impoverisce ancora di più le nostre comunità?

Ha un senso e avrà senso se Eni garantirà il lavoro e i lavoratori nel presente e nel futuro.

Caro Presidente Bardi, faccia sentire la Sua voce, la voce di chi ama la nostra terra e che ha soprattutto un dovere, quello di imporre a questi grandi player il rispetto delle regole, il rispetto della bilancia e dei due piatti, solo così si potranno dare quelle risposte, anche dal punto di vista occupazionale, per il presente e futuro.

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