Il vaccino della democrazia

Pare che il male del secolo consista nell’unica possibilità della sua salvezza: la possibilità di pensarla diversamente. Ogni crescita, scientifica, culturale, sociale ha le basi nel contrasto, anche conflitto, di idee diverse, dai quali ne vien fuori sempre qualcosa di migliore. Una idea mina la solidità di quella opposta ed è un minarsi reciproco, talché entrambe le idee escono rafforzate dal confronto.

Ragion per cui l’ideale sarebbe che in qualunque situazione, organismo, ente, consesso, collegio, gruppo o cos’altro, esistessero idee diverse, in perenne combattimento fra di loro.

Soprattutto nei partiti, che sono la spina dorsale della politica.

Invece no. Guai a mettersi contro il leader, il suo pensiero è legge e chi aderisce a un partito deve crederci, come a una fede. Altrimenti viene avvisato una prima volta, la seconda è emarginato, la terza fuori.

Ora è scontato che un leader, per quanto illuminato, non abbia la verità infusa, anzi. Ma i nostri leader non pensano minimamente a questo loro limite, si convincono, invece, del contrario, o meglio, ragionano come i bambini di una volta, quelli che portavano il pallone e che per questo motivo avevano il diritto sacrosanto di battere il calcio di rigore. E’ la deriva dei partiti personali, inaugurati da Berlusconi e poi via via diventati di moda, tanto che anche i partiti con diversi leader vanno conformandosi.

E anche le più nuove formazioni non cedono al fascino dell’uomo solo al comando, del pensiero unico, delle verità da propinare.

Il contrario, esatto, di quella democrazia di cui tanto parlano. Ed è anche per questo che poi sono capaci di piegare la testa davanti a un leader superiore gerarchicamente che, in teoria può guastar loro la festa, tipo Draghi. Il loro pensiero unico lo barattano solo con quello di Draghi, dal quale dipendono le loro sorti.

Indiscutibilmente logico, tutto logico, magistralmente logico.

La vittima è la democrazia, già violentata dai decreti legge, dalla inoffensività del Parlamento – mentre in altri paesi si demandano proprio al parlamento le decisioni più importanti – dalla incapacità di dialogare, discutere e dalla cronica mancanza di rispetto di ogni ruolo o istituzione, le cui funzioni vengono interpretate secondo necessità.

Quei pochi folli disposti ancora alla discussione sono destinati a costituendi gruppi di “liberi anonimi”, dove potranno settimanalmente, seduti in cerchio in una sala vuota, parlarsi addosso provando a ritrovare se stessi.

L’ipocrisia massima è che in un partito, cellula della democrazia, si sacrifichi il dibattito. Il resto è davvero mancia.

Io non salvo nessuna formazione politica. I partiti, intanto, hanno sviluppato questo male oscuro, per il quale non hanno ancora studiato un vaccino.

Il vaccino della democrazia.

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Luciano Petrullo
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