Il nuovo fondamentalismo

Fanno a gara, diversi conduttori TV, a chi tiene fuori dai suoi microfoni i no-vax. Il tono è saccente, imperioso, definitivo, come lo è quello di chi detiene, o presume di detenere, l’assoluta verità. Ora questa non ce l’ha nessuno, men che meno è possibile spacciare per verità, peraltro scientifica, qualcosa ancora in via di sperimentazione, come pacificamente è il vaccino e i suoi effetti nel tempo.

Mi sembra più appropriato, al limite, dire che allo stato la vaccinazione sembra la cosa che funzioni di più e non andrei oltre, se non con la pretesa di offendere l’intelligenza, mia e di tutti gli altri.

Ma i giornalisti in questione pare siano partiti per una crociata, chissà se e quanto sponsorizzata e da chi.

Una crociata che cozza, significativamente, con il principio posto alla base dell’informazione, che impone di non schierarsi o quantomeno di non tappare la voce a chi la pensa diversamente, anzi, tutt’altro, quindi favorendo la discussione, che si auspica civile, fra pensieri diversi, cercando di approfondire la fondatezza degli uni come degli altri.

Negare la voce a qualcuno è di per sé triste, autoritario, inaffidabile e convince che si fa la voce grossa proprio perché non si è sicuri delle proprie tesi, imponendole, comunque, per una specie di ragion di stato che con la democrazia, in sé e dell’informazione, poco hanno a che fare.

Hanno sempre deriso chi evita il dibattito, si radica nelle proprie convinzioni e così interpreta il ruolo del fondamentalista della situazione, ma non si accorgono come la loro posizione sia tanto errata da sembrare, appunto, sponsorizzata.

Il campo delle idee, però, è quello nel quale meno dovrebbe attecchire l’etichetta pubblicitaria, spacciata per certificazione di verità. Anche perché la verità è l’unica cosa giammai certificabile, foss’anche una sentenza della Cassazione che, rimanendo opera della fallibilità umana, ha solo la forma legale della verità, ma non assurge a verità assoluta, ché, questa, solo Iddio può conoscere e neanche un testimone può assolutamente certificare, essendo passato, quello a cui ha assistito, sotto il filtro delle sue sensazioni e con l’incertezza del prodotto dei suoi sensi.  

Insomma, il clima è sempre infuocato, e a renderlo tale sono proprio i pompieri a parole dell’aggressività. Quando, invece, farebbe tanto bene un clima disteso di reciproca curiosità, quanto alle idee, sgombri di retropensieri, senza dogmi, ché la sola parola fa ridere, escludendo i dogmi religiosi, ovviamente, senza pregiudizi e soprattutto presunzioni di superiorità.

A sentir uno che sposa una causa costi quel che costi, significa trovarsi di fronte o un cocciuto fanatico o uno prezzolato all’occorrenza. Non vedo alternative, dall’un come dall’altro lato. Ma a scoprire le carte, per giocare onestamente, non ci pensa nessuno e gli interpreti della verità di Stato non sono mai stati storicamente credibili. Come quando una persona molto potente ha una causa contro un debole cittadino che aveva osato denunciare qualcosa. Strano, ma vincono sempre i potenti e gli sprovveduti denuncianti passano per mine vaganti, pazzi o giù di lì. Strano, mai che vada diversamente, eppure sarebbe fisiologico vederne vincere uno una volta soltanto, per esempio, in un decennio. Quella giustizia non è affidabile, perché contraddetta dall’univocità dei numeri. Solo nei film, il debole, qualche volta, vince. Ed è per questo che a noi piace perderci dietro un film, commuoverci e tifare per il più debole, chè, nella vita, questo raffinato piacere ci è impedito.

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Luciano Petrullo
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