Il grande fratello reale

Ogni giorno i giornali sono zeppi di notizie di cronaca giudiziaria. Tizio arrestato, caio indagato, sempronio in odore di malaffare, quell’appalto sospetto ecc. ecc. Più è noto il personaggio, più vistoso il titolo. La chiamano informazione e per una volta sono d’accordo con quel triste monumento di Monti: l’informazione non deve per forza essere democratica. Certo, io limito la mia tendenza alla censura alla cronaca giudiziaria, cioè quell’ambito dei fatti degli altri che non devono interessarmi, soprattutto se riescono a condizionarmi. Che vuoi, dopo tre anni di indagini e quattro di processo, anche la più eclatante assoluzione non pulisce l’immagine dell’ex colpevole e, per aggiunta, la notizia della sua assoluzione non ha lo stesso spessore, portata e clamore di quella che lo descriveva come umile reietto della società, avanzo di galera.

Ma vado oltre l’affrettato giudizio morale che pur si sprigiona dopo un arresto con le telecamere nei confronti di chiunque.

Tutto quello che succede prima di una sentenza definitiva dovrebbe essere riservato, come la circostanza se la mattina faccio la cacca o ho delle difficoltà, uguale: sono solo fatti miei e della giustizia, non possono diventare di dominio pubblico, semplicemente perché ipotesi attinenti un meccanismo giudiziario, non notizie pubbliche da spacciare come si trattasse della perturbazione proveniente dalle Azzorre.

Se è civile e legale preservare la riservatezza di ognuno, lo è a maggior ragione quando si tratta di fatti così delicati e insinuanti.

Viviamo in un vero e proprio Grande Fratello, del quale siamo tutti ipotetici protagonisti: se una telefonata fra due persone può finire in prima o seconda pagina, senza peraltro che quelle persone sappiano e siano pagate per farsi spiare, come nella versione televisiva, e senza che un tanto significhi accertata responsabilità penale consacrata in una sentenza definitiva, significa solo ficcare malamente il naso nella vita degli altri senza averne alcun diritto.

Io, arrestato dell’ultima ora, avrò il diritto che la gente non si faccia un’idea di me sbagliata, nel caso in cui sia innocente, ma, per Giove, anche quando non lo fossi, almeno fino a quando un giudice in terra avrà sentenziato?

Ma la maggior parte della gente ama farsi i fatti degli altri, quindi sono accettate e favorite le delazioni, davvero poco segrete, la spifferata al giornalista, che, come una iena, si precipita sul già cadavere del malcapitato, raccontandone gesta, pettegolezzi e ricamandoci sopra come un’abile creatrice di merletti.

Una vera e propria conquista di inciviltà, uno sgradevole oceano di cattiveria, una malcelata voglia del male altrui come attenuante del proprio. Il contrario di ogni principio di convivenza civile e solidarietà.

Ma così fan tutti e quindi teniamoci il Grande Fratello reale, anzi mi faccio la barba, tante di quelle volte capitasse a me, almeno non potranno parlare della mia sciatteria quale segno fisiologico evidente di capacità di delinquere.

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Luciano Petrullo
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