Il governo ha approvato il disegno di legge per la riforma fiscale

Il governo italiano guidato da Mario Draghi ha approvato un atteso disegno di legge sulla riforma fiscale, rinviato più volte nelle scorse settimane per via della campagna elettorale delle elezioni amministrative, che si sono tenute pochi giorni fa. Il disegno di legge contiene indicazioni molto generiche fra cui la riduzione delle aliquote sulla principale imposta sul reddito, cioè l’IRPEF, un aggiornamento del catasto e il riordino dell’IVA. Ma la notizia più significativa è di natura politica: la Lega, che sostiene il governo, non ha partecipato al Consiglio dei ministri di martedì in esplicita polemica con l’approvazione del disegno di legge.

Nella conferenza stampa tenuta subito dopo l’approvazione, Draghi ha spiegato che la decisione della Lega era un gesto «serio», e che «ce lo spiegherà l’onorevole Salvini». Già in serata Salvini ha tenuto una conferenza stampa accusando il governo di eccessiva fretta nell’approvare il decreto – «non stiamo parlando dell’oroscopo ma di una legge che riguarda il futuro degli italiani» – e di avere prodotto un testo eccessivamente generico, che potrebbe legittimare il prossimo governo ad aumentare le tasse. Il disegno di legge delega prevede che il Parlamento deleghi al governo l’approvazione della riforma nei prossimi 18 mesi.

Gli analisti politici hanno fatto notare che la decisione di Salvini è arrivata a poche ore di distanza dalla sonora sconfitta politica alle elezioni amministrative. Nella coalizione di centrodestra l’unico partito ad avere aumentato i propri consensi rispetto alle ultime elezioni è Fratelli d’Italia, che però è all’opposizione del governo Draghi. Salvini potrebbe quindi avere deciso, forse un po’ istintivamente, di incalzare di più il governo di cui fa parte per recuperare almeno un pezzo dei consensi persi.

La decisione di Draghi di tirare dritto e approvare comunque il disegno di legge, anche senza l’appoggio della Lega, è stato interpretato da molti osservatori come un tentativo di non legare strettamente le decisioni del governo ai contrasti politici nati dalle elezioni amministrative. Sarà sempre più difficile, comunque, mantenere questo approccio: fra quattro mesi il Parlamento dovrà eleggere il nuovo presidente della Repubblica, un’occasione che potrebbe facilmente alimentare le tensioni sia nella coalizione di centrodestra – divisa al suo interno fra sostegno e opposizione al governo – sia più in generale fra tutti i partiti.

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