Il gioco dell’oca delle nomine

La giunta regionale della Basilicata lancia il dado e un dirigente sindacale finisce in una casella che non può occupare. Incompetenza o ritorsione? Di seguito la lettera inviata al Presidente della Regione Basilicata Vito Bardi e all’Avv. Maria Carmela Panetta, Dirigente Generale Risorse Umane Organizzazione e Affari Generali.

di Avv. Vittorio Elio Manduca

Nella qualità di Segretario nazionale della Fedirets, Area Direr-Sidirss, e a nome dell’intera Organizzazione, esprimo stupore e sconcerto per la decisione presa da questa Amministrazione regionale nei confronti dell’Avv. Raffaele Beccasio, Dirigente della Regione Basilicata e Segretario regionale del nostro Sindacato, oltre che componente della Segreteria Nazionale, di discriminarlo nella scelta delle funzioni, affidandogli un incarico della fascia più bassa, all’esito della procedura finalizzata al conferimento degli incarichi dirigenziali previsti dal nuovo Ordinamento amministrativo della Giunta.
Non comprendiamo quali siano le ragioni per cui la Giunta Regionale, nella seduta del 12 novembre 2021, ha ritenuto di penalizzare il nostro Segretario regionale decurtandogli, fra l’altro, la retribuzione di posizione di circa il 30% rispetto a quella più elevata.
Infatti, la stessa Giunta Regionale, nella deliberazione del 12 novembre di conferimento degli incarichi, ha dapprima riconosciuto all’Avv. Beccasio il possesso di “pregresse esperienze trasversali su diversi uffici regionali”, salvo poi assegnarlo ad un Ufficio che sempre la Giunta ha graduato di fascia più bassa, ufficio peraltro non solo non richiesto dal Beccasio ma relativo a funzioni non coerenti con il profilo professionale e le esperienze e competenze dello stesso, per cui non avrebbe potuto essergli assegnato tale incarico secondo le previsioni di legge.
A tal proposito, corre l’obbligo di osservare che la suddetta deliberazione di Giunta è stata adottata anche in forza della proposta di un Dirigente generale estraneo ai ruoli regionali, in servizio da soli sette giorni, la cui nomina è stata fortemente contestata da tutte le OO.SS. (ivi compresa la DIRER di Basilicata) nella quale è stato evidenziato:

  • in primo luogo, che la Giunta non ha accertato l’assenza di professionalità interne idonee a ricoprire l’incarico (presupposto essenziale per aprire la porta d’ingresso della dirigenza generale ad un soggetto estraneo ai ruoli regionali);
  • e, poi, anche perché lo stesso non possiede i requisiti di cui al sesto comma dell’art. 19, d.lgs. n. 165 del 2001, cioè quella «particolare specializzazione professionale», atteso che – tra l’altro – come indicato dalla stessa Giunta che l’ha nominato, lo stesso non è neppure dirigente.

Il predetto Dirigente generale, posto al vertice della Direzione Generale per lo sviluppo economico il lavoro e i servizi alla comunità, laureato in Scienze Agrarie, abilitato all’esercizio della libera professione di Dottore Agronomo, nonché ricercatore presso il CNR – pur senza mai nominare il collega Beccasio, che ha proposto la propria candidatura per l’Ufficio Politiche di sviluppo di fascia A -, riferisce che non ritiene di coprire gli altri uffici con figure dirigenziali di cui alle domande pervenute, poiché «dispone già del coordinamento di figure di “posizioni di alta professionalità”» (cfr. mail 8 novembre 2021, ore 14:42).
Prima di svolgere le ulteriori riflessioni è opportuno precisare che la cit. Direzione generale Attività produttive, secondo il disegno organizzativo da ultimo adottato dalla Giunta regionale, è composta da otto uffici (quattro di grado “A” e due di grado “B” e “C”), solamente due degli otto uffici sono stati assegnati ad altrettanti dirigenti, gli altri sei, invece, sono scoperti.
Orbene, delle due l’una o tali uffici sono inutili e, quindi, sono solamente funzionali ad elevare il parametro per l’assunzione di dirigenti esterni, o l’affermazione del neo Dirigente generale esterno è completamente destituita di fondamento, atteso che – come ribadito pure nell’art. 15 del regolamento di organizzazione n. 1 del 2021- gli «uffici sono diretti da un dirigente», non anche, invece – come riferito dal neo Dirigente generale – da un funzionario, qual è appunto il titolare di una «“posizioni di alta professionalità”».
Tali contraddizioni si sommano alle tante altre della riforma degli Uffici regionali (cfr. cit. Regolamento n. 1 del 2021) e della sua applicazione, a tutto discapito unicamente di un dirigente di ruolo, molto attivo nella vita sindacale, il quale si è visto invece illegittimamente ed ingiustamente discriminato, con l’assegnazione di un ufficio del grado più basso, per le tante iniziative dallo stesso poste in essere, riprese anche dalla stampa locale, volte ad evitare la ingerenza degli Organi di indirizzo politico nell’attività di gestione riservata per legge alla dirigenza.
È del resto appena il caso di ribadire che l’avv. Beccasio non possiede neppure i titoli per ricoprire l’incarico di responsabile della prevenzione e protezione sui luoghi di lavoro, come risulta evidente anche solo ad una superficiale lettura dell’art. 32, d.lgs. n. 81 del 2008, non essendo in possesso – tra l’altro – dell’«attestato di frequenza, con verifica dell’apprendimento, a specifici corsi di formazione adeguati alla natura dei rischi presenti sul luogo di lavoro e relativi alle attività lavorative». Come pure non è in possesso di alcuna delle seguenti lauree: L7, ingegneria civile e ambientale; L8, ingegneria dell’informazione; L9, ingegneria industriale; L17, scienze dell’architettura; L23, scienze e tecnica dell’edilizia. Oltre alla carenza di tutti gli altri profili evincibili dalla semplice lettura della disposizione cit…
Infine, da ultimo ma non per ultimo, va precisato che l’avv. Beccasio, essendo dirigente sindacale, come ribadito anche all’interno della domanda di partecipazione all’interpello, si trova in evidente conflitto d’interesse con l’incarico conferitogli di responsabile della prevenzione e protezione sui luoghi di lavoro, per le continue attività di confronto con le Organizzazioni Sindacali maggiormente rappresentative, che sarebbe chiamato a svolgere e che non potrebbe per il suo ruolo di dirigente sindacale (cfr. art. 44, 64 e 98, CCNL della dirigenza Funzioni locali del 17.12.2020).
Ma soprattutto perché l’art. 61, c. 2, d.lgs. n. 81 del 2008, attribuisce alle «organizzazioni sindacali [la] facoltà di esercitare i diritti e le facoltà della persona offesa di cui agli articoli 91 e 92 del codice di procedura penale, con riferimento ai reati commessi con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro o relative all’igiene del lavoro o che abbiano determinato una malattia professionale».
Risulta, dunque, di palmare evidenza il conflitto di interesse tra l’incarico di responsabile della prevenzione e protezione sui luoghi di lavoro e quello di dirigente sindacale, che deve scegliere se esercitare o meno i diritti della persona offesa all’interno del giudizio penale (!?).
Oltre, a tutte le ulteriori tematiche legate all’esercizio del diritto di accesso delle OO.SS., nonché alla possibilità di demandare la organizzazione di corsi di formazione alle associazioni sindacali (cfr. artt. 32, c. 4, e 37, c. 7-bis, d.lgs. da ult. cit.); etc…
Alla luce di ciò non si potrà far finta di non vedere che il provvedimento ha oggettivamente un contenuto antisindacale, poiché creerebbe una situazione di difficile compatibilità con il ruolo di dirigente sindacale, anche agli occhi di tutti i dipendenti della Regione Basilicata!
Si segnala alle S.V. che l’Ufficio di responsabile della prevenzione e protezione sui luoghi di lavoro è posto all’interno della Direzione generale risorse umane, per il quale – com’è noto – l’art. 53, c. 1-bis, d.lgs. n. 165 del 2001, stabilisce che «Non possono essere conferiti incarichi di direzione di strutture deputate alla gestione del personale a soggetti che rivestano o abbiano rivestito negli ultimi due anni cariche … in organizzazioni sindacali».
Pertanto, a nome della intera Segreteria Nazionale invito urgentemente l’Amministrazione Regionale a revocare ad horas il provvedimento adottato, riservandosi, in caso contrario, ogni più ed opportuna iniziativa, anche giudiziale, a garanzia dei diritti di questa Organizzazione sindacale, non esclusa l’azione per condotta antisindacale.

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