Il duro mestiere di consigliere regionale

La Regione Basilicata si presta come oggetto di studio per un ipotetico laboratorio di scienze umane applicate alla politica. A parte l’istituto delle dimissioni giocattolo, sulle quali sarebbe davvero interessante conoscere l’opinione dell’opposizione, della giunta e del governatore, a oggi rimaste in quel tratto di gola che va dalle corde vocali alle labbra, quasi un rigurgito di acido gastrico, del quale conosciamo la persistenza e la sgradevolezza, c’è ancora tanto da studiare.

Per esempio lo svolgimento delle sedute delle commissioni in seduta comune, utilizzate, per esempio, per discutere i famigerati “collegati alla legge di bilancio”, quei mostriciattoli amministrativi dove si annida tutto e il suo contrario, la cui lettura dei commi va fatta con la lente d’ingrandimento perché alcuni commi sono tanto subdoli quanto succinti e incomprensibili, o soltanto invisibili, tutto secondo la tradizione dei nostri ineccepibili governi.

Ebbene, in tali ufficiali occasioni, si può registrarsi l’assenza di tutta la giunta, ivi compreso il governatore, quasi si trattasse di discutere dell’ultimo rigore negato all’Inter. Può accadere che a relazionare sia un dirigente, magari neanche quello competente, che si presenta con un brogliaccio riassuntivo provando a leggerlo ai commissari, così, per sommi capi. Può accadere che manchi anche la relazione illustrativa della giunta, benché necessaria, ma il tentativo teso a ottenere il parere positivo delle commissioni riunite, alle quali si chiede, evidentemente, il solito atto di fede, comunque viene impunemente esperito.

Può anche accadere, talvolta, che qualcuno si lamenti, sempre sommessamente e con tutto il garbo immaginabile, fatto di “scusi tanto se oso” e il parere favorevole a scatola chiusa non venga dato. E questo è un segno insospettata vitalità indubbiamente rimarchevole. Ma pare non accada mai, sempre per esempio, che i commissari in riunione congiunta si indignino per un approccio tanto superficiale quanto colposamente inadeguato alla pur importante riunione, e, beninteso, un tanto sarebbe auspicabile soprattutto dai commissari dell’opposizione, i quali, invece, hanno altro per cui indignarsi.

Evidentemente le istituzioni e i suoi meccanismi di democrazia rappresentativa in questo modo vengono umiliati e la funzione del consigliere appare in tutta la sua splendida inutilità: essere trattati così, significa che si può, è già successo e nessuno si è lamentato. Una prassi di disimpegno collettivo che mal si concilia con l’appannaggio di scarsi 7.000 euro lordi di base (cui c’è da aggiungere un bel po’ di consistenti voci) che ogni consigliere prende per essere trattato in quella maniera.

Ci sarebbe, poi, da studiare la “giornata tipo del consigliere”, che si inserisce in una settimana supercorta che parte dal martedì e arriva a stento al venerdì, per poter apprezzare gli sforzi che vengono richiesti ai lavoratori pubblici meglio pagati nel paese secondo il rapporto di ore lavoro/indennità e considerata la produttività di ognuno, della quale sarebbe opportuno darne la debita pubblicità, giammai per polemizzare, bensì per poterla apprezzare nella sua magnificenza e, se del caso scappellarsi.

Dice: ma il mandato politico non ha orari, festività e compleanni, perché il politico è sempre sul campo, nel suo indefesso e faticoso collegamento fra la società, i suoi problemi e l’istituzione.

Sarà. Anzi mi rendo conto. Ciò nondimeno ho il vago timore che non siamo perfettamente rappresentati. Ma ce li siamo scelti noi con le nostre mani, quindi, silenzio e rigare dritto.

Un plauso finale va all’ipotetico balletto, una specie di quadriglia, che potrebbe scatenarsi ove mai un consigliere eletto, nominato assessore, cessasse dalla carica appunto di assessore. E mi spiego. Se il consigliere tizio viene nominato assessore, gli subentra, come consigliere, il primo dei non eletti. Ma se all’assessore viene ritirata la delega, torna a fare il consigliere e colui che lo aveva surrogato torna a casa. Prima non era così e forse era un po’ più serio. E’ stata prevista, insomma, la figura del consigliere panchinaro, pronto a subentrare, giocare uno sprazzo di partita e a ritornare in panchina, come nel basket. Insomma, uno spettacolo.

– Ma che ti frega, dai.

1 commento su “Il duro mestiere di consigliere regionale”

  1. Telesca Antonio

    In questo consiglio manca solo Giovanni Trapattoni che cerca di parlare tedesco a quanto pare….ipse dixit , la supercazzola di amici miei è già in campo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Torna su

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi