«Il diavolo insinua sospetti per dividere anche nella Chiesa»

“Occorre vigilare sulla chiusura anche nella Chiesa. Perché il diavolo, che è il divisore – questo significa la parola ‘diavolo’ – insinua sempre sospetti per dividere ed escludere” ma “lo Spirito Santo non vuole chiusure; vuole apertura, comunità accoglienti dove ci sia posto per tutti”. Così Papa Francesco nell’Angelus pronunciato davanti ai fedeli riuniti a piazza San Pietro.
Il Papa ha ripreso il Vangelo ricordando che Gesù ammonisce i discepoli, invitandoli a non “dividere le persone in buone e cattive, tutti siamo chiamati a vigilare sul nostro cuore, perché non ci succeda di soccombere al male e di dare scandalo agli altri. Le parole di Gesù svelano insomma una tentazione e offrono un’esortazione. La tentazione è quella della chiusura. I discepoli vorrebbero impedire un’opera di bene solo perché chi l’ha compiuta non apparteneva al loro gruppo. Pensano di avere ‘l’esclusiva su Gesù’ e di essere gli unici autorizzati a lavorare per il Regno di Dio. Ma così finiscono per sentirsi prediletti e considerano gli altri come estranei, fino a diventare ostili nei loro confronti. Ogni chiusura, infatti, fa tenere a distanza chi non la pensa come noi. Questo – lo sappiamo – è la radice di tanti grandi mali della storia: dell’assolutismo che spesso ha generato dittature e di tante violenze nei confronti di chi è diverso”, ha sottolineato il Pontefice nell’Angelus con i fedeli e i pellegrini riuniti.
“A volte anche noi, invece di essere comunità umili e aperte, possiamo dare l’impressione di fare ‘i primi della classe’ e tenere gli altri a distanza; invece che cercare di camminare con tutti, possiamo esibire la nostra “patente di credenti” per giudicare ed escludere. Chiediamo la grazia di superare la tentazione di giudicare e di catalogare, e che Dio ci preservi dalla mentalità del ‘nido’, quella di custodirci gelosamente nel piccolo gruppo di chi si ritiene buono: il prete con i suoi fedelissimi, gli operatori pastorali chiusi tra di loro perché nessuno si infiltri, i movimenti e le associazioni nel proprio carisma particolare, e così via. Tutto ciò rischia di fare delle comunità cristiane dei luoghi di separazione e non di comunione”.

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