Il declino di una città

Di cinema ne aveva, in centro, diversi, la città di Potenza fino al 1980: Due Torri, Ariston e Fiamma. Oggi c’è solo il Due Torri. Cosa è successo a questa città in quarant’anni? Un lento e continuo declino. Gli autobus giravano pieni e ora girano vuoti. Via Pretoria era affollatissima, ora solo il venerdì e il sabato sera e neanche tanto. Tante trattorie non ci sono più. C’era e funzionava anche la palestra del CONI a Montreale. Eppure ora c’è l’Università che prima non c’era, per dirne una.

Non so se la stessa cosa si può dire delle altre città, se cioè il regresso è generale oppure se questo abbia individuato in Potenza l’occasione per esplodere.

Qui registriamo edifici abbandonati in pieno centro, il commercio che alza bandiera bianca, il decentramento degli istituti scolastici che è sicuramente stato mal progettato, ove mai sia stato progettato e non piuttosto dettato dal momento, il vivere assieme è venuto meno e ognuno sta rintanato nella sua casa a vedere la TV.

Il trend non cambia col cambiare delle amministrazioni, segno questo che, o le amministrazioni sono tutte incapaci di rifondare la città, o non c’è niente da fare e il processo è irreversibile.

Nell’un come nell’altro caso il futuro non è roseo e, francamente, l’esaltazione che qualcuno continua a fare della città, suona stonata, inopportuna, per certi versi goffa se non comica.

L’autoreferenzialità, che caratterizza un po’ in genere questi tempi, ha ben attecchito anche qui e induce a festeggiare pomposamente finanche la quotidianità più banale.

Se qualcuno fa solo il proprio misero dovere si sente un eroe pubblico, con buona pace dell’umiltà e della serietà.

Sembra che il grado di soddisfazione di ognuno si sia livellato in basso in maniera improvvisa e incalcolabile, talché basta un niente per ritenersi appagati; in altri termini, mentre le ambizioni si sono moltiplicate, il senso di appartenenza e di cittadinanza si alimenta di niente, le pretese rimangono basiche e finanche una raccolta dei rifiuti a scartamento ridotto non impressiona più nessuno.

Più che cittadini modello interpretiamo perfettamente il ruolo di sudditi modello: mai una protesta che superi lo sbuffare, mai una lamentela che superi la barriera dei social, mai una denuncia pubblica che responsabilizzi le istituzioni.

Queste si barcamenano fra quotidianità e urgenze, senza lampi che illuminino il panorama, ormai a tinte fosche in pianta stabile.

Quest’anno già vengono montate le luminarie natalizie. Ma non è un segno di efficienza, è solo il trucco che nasconde la malinconia, la rassegnazione civica.

Non nutriamo, come cittadini, aspettative che vadano oltre la soglia di una vita come quelle nei rioni dormitorio delle grandi città.

Siamo messi male?

Temo di sì. Ci vorrebbe un pizzicotto generale che ci svegli riportandoci alla vita reale.

O un reset cittadino. Chissà dove sta quel maledetto tastino, si nasconde così bene. Eppure basterebbe un tocco…

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