Il buon italiano Sc’Vèik

Non ho memoria di un convegno di partito da anni, covid a parte. I partiti si muovono secondo l’alito di vento del giorno, ancorati al quotidiano come un pover’uomo che chiede la carità, per il quale pensare al domani è impresa insormontabile, dovendo arrivare almeno alla sera ancora vivo. Un partito che non ha un obiettivo a lungo e medio termine, una idea di approdo, un sistema da proporre, non è un partito ma una congrega di iene che si cibano dei resti degli italiani, popolo ancora civilizzato, ma sempre più povero, nonostante si sventolino le bandiere della ripresa -che poi per chi?-

La strategia dell’urgenza quotidiana ha falcidiato la programmazione, decimato i servizi, sprovvisto le città di sicurezza, abbandonato i giovani alla droga.

Della lotta al crimine organizzato non solo non si parla, ma si fa finta che sia un problema minore, quando invece è ormai radicato nelle istituzioni, della corruzione se ne infischiano tutti, salvo sbandierare qualche indagine che finirà puntualmente alla malora, o che risulterà inutile dopo dieci anni di processi.

Della sperequazione fra livello di tasse e redditi reali, si fa finta di ragionarci sopra; del costo esagerato del lavoro, idem, delle pensioni che mancheranno si fa finta di non accorgersene.

Il futuro è nero ma lo si tiene lontano con lo spauracchio del contagio, che invece andrebbe vissuto senza ansie e con ragionevolezza, e con le icone sacre di Papa Bergoglio, del Presidente Mattarella e del premier Draghi, quasi a esorcizzare un futuro davvero preoccupante provando a mettergli paura con figure sovrastimate in maniera sostanzialmente illogica, ma strategicamente illuminata. Tanto ci beviamo tutto, anche che le tasse davvero diminuiranno. Come le bollette. Il panico che prende la maggioranza delle famiglie italiane è taciuto ad arte, secondo un copione ben spiegato da Mario Monti, che, evidentemente, dopo un bicchiere di vino, si è lasciato andare alle confidenze.

Ma in questo quadro desolante, demoralizzante e preoccupante, splende la dabbenaggine collettiva che consente di mandar giù, senza acqua, qualsiasi tipo di fregnaccia, qualsiasi tipo di promessa, qualsiasi tipo di pubblicità. La stupidità collettiva, giammai corrotta da isolate teste pensanti, ad arte ridicolizzate o emarginate o manipolate, si erge a muraglia contro ogni male. Come il buon soldato Sc’veik di Hasek, del quale, però, fino alla fine non si comprende fin dove sia davvero stupido e quanto invece non sia un vero genio della vita.

Quella della testa di Sc’veik per ogni cittadino sarebbe la soluzione ideale, la soluzione zen, se vogliamo. Tutti apparentemente totalmente idioti, ma tanto idioti da lasciare il dubbio di non esserlo affatto, e magari davvero non esserlo, e vivere soltanto con maggiore ragionata leggerezza.

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Luciano Petrullo
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