Iamm bell!

Come al solito, dopo ogni elezione, si avvia il festival dei vittoriosi o dei non perdenti. Letta è felice perché ha stravinto. Meloni non si allarma perché ancora non ha perso sindaci (si accontenta facilmente), Salvini bofonchia qualche altra amenità. Ma, come titola più di un giornale, senza però sottolinearne la gravità, la verità è che quasi un italiano su due se ne è fregato di chi sarebbe stato il suo sindaco: l’uno valeva l’altro. Ecco, la vera applicazione sistemica dell’uno vale uno l’ha fatta il 50% degli elettori, totalmente indifferenti alla circostanza, una volta potenziale scatenatrice di entusiasmi o tragedie, che il sindaco possa essere di destra, di sinistra, di centro destra, di centro sinistra, civico di destra, civico di centro, civico di sinistra, intellettuale, imprenditore, medico, disoccupato, ex calciatore, poeta, blogger, impiegato, illuminato, ciuoto, tedesco o finlandese. Un totale distacco, una convinta rassegnazione, un “tanto non cambia nulla”, tutti segnali di allarme sociale.

Passi alle politiche, dove l’astensionismo è sempre stato più normale, ma alle amministrative dove non è difficile che chiunque abbia un parente, affine o amico in lista, beh!, qualche domanda qualcuno dovrebbe cominciare a farsela.

Se un cittadino vive la sua città con la convinzione che nessuno sia capace di farlo sentire partecipe, un tanto può preludere a scenari antisociali. Non sentirsi partecipe di una comunità, al punto da disertare le urne per l’elezione dei rappresentanti di prossimità, vuol dire non sentirsi cittadini e non sentirsi cittadini può portare a tutto e il suo contrario. Non sentirsi partecipi significa sentirsi estranei, isolati, abbandonati dalle istituzioni più prossime. Significa rassegnarsi a una buca per strada, ai cumuli di spazzatura, ai marciapiedi impercorribili, a trasporti fatiscenti, significa essere consapevoli che non si potrà vivere bene con questa politica e, di conseguenza, significa non credere nelle istituzioni e in chi le rappresenta. Il passo a fottersene collettivamente delle regole potrebbe essere brevissimo.

I partiti affrontano il problema come uno scolaretto delle elementari affronta il compito sulle vacanze estive: compunti mostrano preoccupazione in TV, il giorno dopo continuano a crogiolarsi nella distribuzione, secondo le filiere, delle coppole, senza preoccuparsi di null’altro e men che meno dei cittadini. Contenti loro, contenti tutti.

Ieri hanno perso tutti i partiti; ha perso la politica; e la sconfitta è netta, più di quello che sembra; non vederla è da ciechi, non correre ai ripari è da stupidi. Temo, però, che i partiti siano appunto ciechi e stupidi, che non rappresentino più nessuno, oggi come oggi, e che, se una riforma urge, questa è quella dei partiti e dei loro poteri all’interno delle istituzioni. La democrazia è in crisi profonda, è l’ombra di quella disegnata all’indomani della seconda grande guerra e i suoi rappresentati non sono degni del ruolo che devono svolgere e che non svolgono di fatto più da tempo.

Detto questo, come direbbe in TV uno di questi pseudo rappresentanti del popolo, mi taccio, come risponderebbe un altro di questi e che la barca finisca di affondare, è tempo di ricominciare.
Iamm bell.

Default image
Luciano Petrullo
Articles: 91

One comment

  1. Il filo del rasoio, se vuoi fermare uno o tanti uomini, non c’è bisogno di proiettili, basta toglierli la speranza, e l anima si ripiega su se stessa. Dopo chi manovra fara’ carne da macello. Per il momento panem et circensis. Ma non prende neanche sky. E i bonus finiranno. Che Dio ce la mandi buona..

Comments are closed.