Gramsci: De Sanctis, Croce e la critica letteraria

Il rapporto artistico mostra, specialmente nella filosofia della prassi (marxisismo), la fatua inge­nuità dei pappagalli che credono di pos­sedere, in poche formulette stereotipate la chiave per aprire tutte le porte (queste chiavi si chiamano propriamente “grimaldelli”).
Due scrittori possono rappresentare (e­sprimere) lo stesso momento storico-sociale, ma uno può essere artista e l’altro un semplice untorello. Esaurire la questio­ne limitandosi a descrivere ciò che i due rappresentano o esprimono socialmente, cioè riassumendo, più o meno bene, le caratteristiche di un determinato momento storico-sociale, significa non sfiorare neppure il problema artistico. Tutto ciò può essere utile e necessario, anzi lo è certamente, ma in un altro campo: in quello della critica politica, della critica del costume, nella lotta per distruggere e superare certe correnti di sentimenti e credenze, certi atteggiamenti verso la vita e il mondo; non è critica e storia dell’arte, e non può essere presentato come tale, pena il confusionismo e l’arretramento o la stagnazione dei concetti scientifici, cioè appunto il non conseguimento dei fini inerenti alla lotta culturale.
Un determinato momento storico-sociale non è mai omogeneo, anzi è ricco di contraddizioni. Esso acquista “personali­tà”, è un “momento” dello svolgimen­to, per il fatto che una certa attività fondamentale della vita vi predomina sul­ le altre, rappresenta una “punta” storica: ma ciò presuppone una gerarchia, un contrasto, una lotta. Dovrebbe rappresentare il momento dato chi rappresenta questa attività predominante, questa “pun­ta” storica; ma come giudicare chi rappresenta le altre attività, gli altri elementi? Non sono “rappresentativi” anche questi? E non è rappresentativo del “momento” anche chi ne esprime gli elementi “reazionari” e anacronistici? Oppure sarà da ritenersi rappresentativo chi esprimerà tutte le forze e gli elementi in contrasto e in lotta, cioè chi rappresenta le contraddizioni dell’insieme storico-sociale?
Si può anche pensare che una critica del­la civiltà letteraria, una lotta per creare una nuova cultura sia artistica nel senso che dalla nuova cultura nascerà una nuova arte, ma ciò appare un sofisma. In ogni modo è forse partendo da tali presupposti che si può intendere meglio il rapporto De Sanctis-Croce e le polemiche sul contenuto e la forma. La critica del De Sanctis è militante, non “frigidamente” estetica, è la critica di un periodo di lotte culturali, di contrasti tra concezioni della vita antagonistiche . Le analisi del contenuto, la critica della “struttura” delle opere, cioè della coerenza logica e storico-attuale delle masse di sentimenti rappresentati artisticamente, sono legate a questa lotta culturale: proprio in ciò pare consista la profonda umanità e l’umanesimo del De Sanctis, che rendono tanto simpatico anche oggi il critico. Piace sen· tire in lui il fervore appassionato dell’uo­mo di parte, che ha saldi convincimenti morali e politici e non li nasconde e non tenta neanche di nasconderli. Il Croce riesce a distinguere questi aspetti diversi del critico, che nel De Sanctis erano organicamente uniti e fusi. Nel Croce vi­vono gli stessi motivi culturali che nel De Sanctis, ma nel periodo della loro espansione e del loro trionfo; continua la lotta, ma per un raffinamento della cultu­ra (di una certa cultura). non per il suo diritto di vivere: la passione e il fervore romantico si sono composti nella serenità superiore e nell’indulgenza piena di bonomia. Ma anche nel Croce questa posizione non è permanente: subentra una fase in cui la serenità e I’ indulgenza s’incrinano e affiora l’acrimonia e la collera a stento repressa: fase difensiva, non aggressiva e fervida, e pertanto non confrontabile con quella del De Sanctis. Insomma, il tipo di critica letteraria propria della filosofia della prassi è offerto dal De Sanctls, non dal Croce o da chiunque altro (meno che mai dal Carducci): essa deve fondere la lotta per una nuova cultura, cioè per un nuovo umanesimo, la critica dei costume, dei sentimenti e delle concezioni del mondo, con la critica estetica o puramente artistica nei fervore appassionato, sia pure nella forma dei sarcasmo (…). ·

Criteri di critica letteraria

Il concetto che l’arte è arte, e non propaganda politica “voluta” e proposta, è poi. In se stesso, un ostacolo alla formazione di determinate correnti culturali che siano il riflesso del loro tempo e che contribuiscano a rafforzare determinate correnti politiche? Non pare, anzi pare che tale concetto ponga il problema In termini più radicali e di una critica più efficiente e conclusiva. Posto il principio che nell’opera d’arte sia solamente da ricercare il carattere artistico, non è per nulla esclusa la ricerca di quale massa di sentimenti, di quale atteggiamento verso la vita circoli nell’opera d’arte stessa. Anzi, che ciò sia ammesso dalle moderne correnti estetiche si vede nel De Sanctis e nello stesso Croce. Ciò che si esclude è che un’opera sia bella, per il suo contenuto morale e politico, e non già per la sua forma in cui il contenuto astratto si è fuso e immedesimato. Ancora, si ricerca se un’opera d’arte non sia fallita perché l’autore sia stato deviato da preoccupazioni pratiche esteriori, cioè posticce e insincere.
Questo pare il punto cruciale della pole­mica: Tizio “vuole” esprimere artificiosamente un determinato contenuto e non fa opera d’arte. Il fallimento artistico del l’opera d’arte data (poiché Tizio ha dimostrato di essere artista in altre opere da lui realmente sentite e vissute) dimostra che quel tale contenuto in Tizio è mate­ ria sorda e ribelle, che l’entusiasmo di Tizio è fittizio e voluto esteriormente, che izio in realtà non è, in quel determinato caso, artista, ma servo che vuol piacere ai padroni. Ci sono dunque due serie di fatti: uno di carattere estetico, o di arte pura, l’altro di politica culturale (cioè di politica senz’altro). Il fatto che si giunge a negare il carattere artistico di un’ope­ra, può servire al critico politico come ta­le per dimostrare che Tizio come artista non appartiene a quel determinato mon­do politico, e poiché la sua personalità è prevalentemente artistica , che nella sua vita intima e più sua, quel determinato mondo non opera, non esiste: Tizio per­ tanto è un commediante della politica, vuol fare credere di essere ciò che non è, ecc ., ecc. Il critico politico dunque denuncia Tizio, non come artista, ma co­me “opportunista politico”.
Che l’uomo politico faccia una pressione perché l’arte del suo tempo esprima un determinato mondo culturale è attività politica, non di critica artistica: se il mondo culturale per il quale si lotta è un fatto vivente e necessario, la sua espansività sarà irresistibile, esso troverà i suoi artisti. Ma se nonostante la pressio­ne, questa irresistibilità non si vede e non opera, significa che si trattava di un mondo fittizio e posticcio, elucubrazione cartacea di mediocri che si lamentano che gli uomini di maggior statura non sia­no d’accordo con loro. Lo stesso modo di porre la questione può essere un indizio della saldezza di un tal mondo morale e culturale: e infatti il cosiddetto “calligrafismo” non è che la difesa di piccoli artisti, che opportunisticamente affermano certi princìpi, ma si sentono incapaci di esprimerli artisticamente, cioè nell’at­tività loro propria, e allora vaneggiano di pura forma che è il suo stesso contenu­to, ecc. ecc. Il principio formale della distinzione delle categorie spirituali e del­la loro unità di circolazione, pur nel suo astrattismo, permette di cogliere la real­tà effettuale e di criticare l’arbitrarietà e la pseudovita di chi non vuole giocare a carte scoperte, o è semplicemente un mediocre che è stato dal caso posto a un luogo di comando.

I fondatori del marxismo si sono occupa­ti di problemi letterari solo saltuariamen­te e per inciso. La posizione del marxismo verso l’arte e la letteratura può es­sere riassunta in queste osservazioni di Engels, che coerentemente ai principi del materialismo storico identifica l’arte con Il realismo e le affida il compito di riprodurre i caratteri tipici della realtà in circostanze tipiche.

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