Gli italiani si fottano, come sempre

Ne abbiamo viste in questo periodo di covid. La vita è cambiata. Un tornado si è abbattuto su persone, aziende, professionisti, lasciando macerie per tutti, salvo per pochi che, come iene, ci hanno guadagnato dal disastro generale.

Ci sono state servite anche tante verità, quasi una al giorno, tutte espresse con la gravità di verità assolute, pure se smentite il giorno dopo. E quando arrivava una nuova verità, questa veniva spacciata come tale dalla stessa persona che il giorno prima ne aveva annunciata una diversa e con la stessa autorevole e grave espressione del volto.

C’è chi si diverte a mettere assieme gli annunci, uno diverso dall’altro, o meglio ognuno contraddetto da quello successivo, fatti dagli stessi individui. C’è chi colleziona le retromarce di tanti altri.

A me piace mettere a fuoco solo la sicumera mostrata in ogni situazione, l’autocertificazione continua, il dire cose sempre assolute e sempre con la stessa faccia di bronzo.

Gli errori ci stanno, è normale che in una situazione imprevista e nei confronti della quale non eravamo attrezzati, dolosamente non attrezzati, si vada un po’ a tentoni, certo. Ma è quella arrogante sicurezza di essere sempre nel giusto che grida vendetta. Quel pensiero unico monotono, sempre cangiante, che non ammette le critiche e l’autocritica e che, ormai, ha reso palese l’assoluta miseria di chi ha gestito, a oggi, questa lunga crisi sanitaria, economica e prima di ogni altra cosa, politica.

Una miseria mortificante, perché non imposta dagli eventi, come lo è un fallimento di un’azienda costretta con le spalle al muro dalla stasi economica, ma costruita con arrogante superficialità, con l’approssimazione del dilettante allo sbaraglio, con la cecità di chi non sta facendo vera politica, con la malafede di chi si ritiene in grado di salvarci, facendo finta di ignorare di non avere i requisiti appena sufficienti.

Ora il tampone torna a essere necessario. Non bastano i vaccini, il passaporto, ma è duro ammettere che sono state imposte irragionevoli limitazioni. Bastavano i vaccini (forse), i tamponi e quei tracciamenti mai fatti seriamente. Invece hanno sbattuto lavoratori fuori dal posto di lavoro, passando sopra a tutto.

Hanno sperperato milioni e milioni in sciocchezze cosmiche ma non un euro che ponesse le vere basi di una veloce risalita. Anzi. Chi stava male, ora sta peggio. Io dico che è stato un sonoro fiasco, un fallimento conclamato, cominciato col governo Conte, che però ha qualche giustificazione di riserva e continuato dal governo Draghi, incapace di invertire ogni tendenza. Ma loro pensano all’elezione del Presidente della Repubblica, pensano a pararsi il culo, evitando elezioni anticipate, pensano a tirare una baracca malmessa di giorno in giorno, incuranti del cattivo odore che ormai invade l’atmosfera. Un odore di resa, la peggiore delle rese, mentre i baccanali a corte continuano.

L’Italia che sta soffrendo ha però tanta dignità. Non frigna, non si dispera pubblicamente, ancora spera, in silenzio, di riuscire a vincere alla lotteria della politica, ma è una speranza che si spegne di giorno in giorno. Le loro strategie elettorali hanno stancato tutti. Puzzano di vecchio. Sono polverose. Cancerogene. Il valzer dei nomi dei papabili è l’esempio di come il potere si sia arroccato e si alimenti solo di se stesso. Nessun nome estraneo alla famiglia, solo professionisti del potere. Una volta qualcuno, per ultimo i 5 stelle, pure lo faceva un nome di assoluta garanzia, mai eletto, in verità, ma almeno sbandierato perché si nutrisse una speranza. Ora non lo fa nessuno. Il gioco è ristretto a finanza, vecchia politica e pupazzi di contorno. Roba loro.

Gli italiani? Che si fottano, come sempre.

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Luciano Petrullo
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