Gli antidepressivi: quando, quali e per quanto tempo

di Dott. Carlo Ignazio Cattaneo, psichiatra

La categoria degli “antidepressivi” è rappresentata da molteplici molecole a profilo farmacologico differente; lo stesso termine “antidepressivi” non è in realtà del tutto corretto, perché questi farmaci hanno un’azione efficace anche sui disturbi d’ansia, di panico e anche su sindromi reattive ad eventi ambientali stressanti.
L’azione biologica di queste molecole è solo apparentemente specifica sui neurotrasmettitori coinvolti nelle sindromi sopraindicate (serotonina, dopamina, noradrenalina etc) ma è ben più complessa estendendosi al sistema immunitario, ai mediatori dell’infiammazione ed al sistema del dolore (per citarne alcuni dei principali).
È doveroso specificare che l’azione di tutti i farmaci di questa categoria è tanto più efficace tanto più la sindrome che si intende trattare ha “stigmate” biologiche: ne sono l’esempio le depressioni gravi che insorgono senza alcuna causa ambientale o evento stressante.
Nelle sindromi ansiose o depressive che traggono origine da situazioni di vita possono essere utilizzati poiché attenuano i sintomi correlati quali ansia, angoscia, rimuginazioni e reattività emotiva.

Farmaci antidepressivi: per quanto tempo?

Ma nessun farmaco è “per la vita”, e capita spesso che un trattamento troppo prolungato o una sospensione rapida o poco accorta possa determinare la ricomparsa di sintomi simili o persino più gravi di quelli iniziali. Tale fenomeno, ascrivibile ad una vera e propria “astinenza”, trae spesso in inganno medico e paziente che ritengono quindi che la malattia necessiti di un trattamento di mantenimento a tempo indeterminato.
Per quanto esistano sindromi ansiose, paniche o depressive che necessitino di un trattamento molto prolungato è osservazione comune quella per cui, in prima istanza, il trattamento farmacologico – efficace e sicuro – possa essere proposto per tempo limitato. Tale finestra temporale deve essere guidata dal medico psichiatra a seconda della sintomatologia e della diagnosi ma anche delle aspettative e dei “pregiudizi, giudizi o credenze” che ogni paziente può attribuire al suo trattamento.
È perciò doveroso rivolgersi a specialisti di dimostrata competenza sia per la prescrizione farmacologica sia soprattutto per quanto riguarda la decisione, concordata, del periodo di trattamento e della modalità di sospensione.

Default image
intervento
Articles: 222