Fidarsi, cioè il massimo sacrificio di se stessi

Fidarsi è il massimo sacrificio di sé. Significa disarmarsi e consegnarsi, inermi, nella mani di colui del quale ci fidiamo. Una resa speranzosa, un affidamento totale, un fai di me cosa vuoi, tanto so che farai bene. La democrazia, invece o infatti, non si basa sulla fiducia, anzi, il contrario. Impone una serie di controlli continui e reciproci, proprio perché diffida al posto nostro per farci vivere sgombri di timori e paure, per esempio, di rimanere fregati.

E così crea regole di comportamento, favorisce la trasparenza, impone per norma la lealtà. Un sistema democratico si fa strada in qualsiasi comunità naturalmente, quando il contesto è favorevole, quando esiste il rispetto altrui, quando si riconosce al bene comune superiorità sul bene del singolo. Diversamente la si impone con le leggi. E anche queste vengono controllate, perché non siano contrarie ai principi generali del paese, e cioè alla Costituzione, che, per questo solo fatto, assurge a Legge per antonomasia.

La democrazia presuppone il malaffare, l’inganno, la disonestà e proprio per questo dispone le misure ritenute più idonee per confinare i fenomeni negativi in un angolo. Spesso ci riesce. In Italia non le è mai riuscito.

Finisce che siamo per leggi costretti a fidarci, ma sappiamo che è un gioco sporco. E ogni volta c’è qualcuno che abusa della nostra fiducia, strapazzandola, umiliandoci e rendendoci solo numeri.

Così accade per un appalto truccato, pare sia più o meno la regola, soprattutto ai livelli più locali, per un concorso, per tutto. Dobbiamo fidarci della burocrazia e questa ci frega. Della giustizia e questa non arriva mai. Della lealtà, che, invece, a un esame del sangue della società italiana, risulterebbe presente solo in tracce.

Di conseguenza questa democrazia, diciamo, alla carbonara, non è più una democrazia e i suoi interpreti sono fantocci. La fiducia, pertanto, non poggia ormai più su niente e l’Italia si fonda sulla diffidenza di tutti nei confronti di tutto.

Disse una volta uno importante “abbiamo fatto l’Italia, ora dobbiamo fare gli italiani”. Bene, la seconda parte dell’opera è ancora in corso e chissà se finirà mai. Per la verità anche la Salerno-Reggio sembrava non dovesse finire mai, eppure è stata completata. Quindi possiamo ancora ben sperare, tanto non costa niente e a rimaner male ci abbiamo fatto il callo.

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Luciano Petrullo
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