Ex politici anonimi, un dovere dare una mano

Fare politica può creare dipendenza. Disintossicarsi non è cosa semplice. La strada è dura e irta di ostacoli, di ricadute, di sconfitte e di umiliazioni. Il dramma che si vive è intenso, alienante, patologico. Abbiamo provato a partecipare a una seduta di ex politici anonimi per entrare nel problema in maniera consapevole, totalmente consapevole, perché il disagio altrui è il nostro disagio, il disagio di una società.

Anonimo 1: ero consigliere comunale nella mia città. Una posizione comoda. I concittadini mi portavano rispetto. Io ricambiavo con piccole cortesie, come il fare una telefonata per una carta di identità, una pacca sulla spalla, una riunione di quartiere. Ma non è bastato. Il partito non mi ha appoggiato e non sono stato rieletto. Ora non ho neanche le indennità di partecipazione alle commissioni, che mi facevano tanto comodo. Sono disorientato. Per strada non c’è più il rispetto di una volta e in tanti mi hanno voltato le spalle, perché non gli servo più. E io che ci credo nella buona politica. Ho provato anche a cambiare partito, ma non è servito. Nessuno mi cerca e ho paura del futuro.

Anonimo 2: Navigo nella nebbia più fitta. Dopo dieci anni da consigliere regionale sto in mezzo a una strada. Un’indagine giudiziaria balorda, ancora in piedi da otto anni, mi ha stroncato la carriera politica. Una ingiustizia. Mi ero abituato a una cospicua entrata che non mi costava fatica, anzi. Viaggiavo, conoscevo gente, andavo alla sede centrale del partito, insomma, ero qualcuno. E ora sono tornato al mio lavoro, che non riconosco più, che non mi soddisfa, perché ho capito che il mio posto è là, in politica, dove posso dare ancora tanto. Anche io ho cambiato più partiti, idee di fondo e correnti, tanto poi è sempre la stessa cosa, chi bazzica la politica lo sa. L’importante è essere presente, farsi vedere, leggiucchiare qualche documento, farsi un’idea facendo studiare qualcun altro. Io so farlo. Come può fare a meno di me la politica? Davvero non capisco.

Anonimo 3: mi capita di fare l’assessore senza essere stato eletto. Un autentico colpo di culo. E capisco quanto mi piaccia la politica. Governo, decreto, raccomando, stringo mani. Sono potente. Poi cambiano le carte in tavola. Il mio padrino cade in disgrazia e io con lui. E ora le mie competenze a chi le regalo?

Anonimo 4: sono stato deputato. Alla ribalta per 5 anni, fantastici, fra una trattoria e una passeggiata in centro. Un bell’ufficio. Una segretaria splendida. Collaboratoti validi. 5 anni bellissimi. Mi sembrava di essere davvero arrivato. E ora sto qui, nella mia città, dimenticato da tutti. Voglio tornare a Roma, sono disperato. Non ho un lavoro, non ho uno stipendio, non ho un cazzo.

Anonimo 5: non ho mai voluto cariche istituzionali. Mi piaceva guidare il partito a livello regionale. Dietro le quinte, ma sul campo di battaglia delle decisioni che contano. La gelosia degli altri mi ha fatto fuori. Chi è bravo deve combattere troppi nemici. Sì, non conosco bene l’italiano, ma conosco la vita. Sto fra la gente. Ho la tattica nel sangue. Ma sembra che non mi voglia più nessuno e invece io ho bisogno di fare politica.

Cinque anonimi. Ma ce ne sono migliaia. La sera si ingozzano di talk show, leggono i giornali locali e la prima pagina di uno nazionale. Si informano. Vanno ai convegni, chiedono la parola, preparano discorsi. Insomma, soffrono. Il loro reinserimento nella società è drammatico.

Aiutiamoli. Alle prossime elezioni vota il tuo anonimo, perché torni a vivere.

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Luciano Petrullo
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