Draghi Re!

Draghi premier, no Draghi Presidente della Repubblica, magari anche Papa e Dalai Lama contemporaneamente. Non c’è che dire, fra i circa sessanta, o giù di lì, milioni di italiani pare che ce ne sia uno solo buono e idoneo per rivestire tutti gli incarichi. Urge, quindi, una riforma costituzionale che accentri nelle mani di un solo uomo, che si chiama Draghi, tutti i poteri che oggi fanno capo al primo ministro e al presidente della repubblica, e io ci aggiungerei, lo ripeto, anche il vicariato di Cristo in terra e qualcos’altro di importante lato buddhista.

In tempi di crisi di persone capaci, pare di capire, tutte le strade portano a Draghi e, se a riconoscere i segni di questa crisi sono i politici, beh, c’è da apprezzare la consapevolezza della pochezza che impersonificano.

Alla fine, perbacco, sarà necessario sceglierne un altro, perché, diamine, non c’è tempo per rifare una costituzione su misura per l’uomo del momento e, dato che uno dei due posti avanza, partirà presto la corsa per il meno peggio per ricoprire lo scranno che inevitabilmente lascerà vuoto big Mario.

Nel medio tempo, però, qualcosa si potrebbe fare per regalare l’Italia nella sua interezza a Draghi, una bella riforma veloce veloce, tanto, sono tutti d’accordo. Con l’occasione si potrebbe affidargli anche qualche regione, la presidenza del Coni, quella della Caritas e il posto di sindaco di Roma, tanto sta già sul posto.

Quindi, alla fine, bisogna tirare le somme. Settant’anni e passa di democrazia per tornare all’uomo solo al comando, segno, evidente, che questo sistema tende a livellare verso il basso le istituzioni.

In effetti è così; infatti se parlare possono farlo tutti, si rischia di sentire mille stupidaggini che finiscono per nascondere quell’unica persona che dice una cosa sensata.

La democrazia è diventata la dittatura della mediocrità che, peraltro, esercita una forma esplicita di razzismo nei confronti delle persone intelligenti, perché capaci, seppur in numero esiguo, di offuscare eserciti di mediocri. L’Italia, messa alle strette da una crisi strutturale epocale, ha dovuto consegnare le chiavi della macchina a una persona sola, in un gesto irrazionale di impotenza. Ora le carte sono scoperte, però: un uomo vale più di un parlamento e un consiglio dei ministri messi insieme e moltiplicati per due, altro che uno vale uno.

Sì, rifacciamola la Costituzione, prevediamo, restaurandola, la figura del Re, e facciamo che la successione avvenga per destinazione del reggente, con una specie di testamento. Il parlamento potrà essere ridotto a un manipolo di persone per bene con il solo scopo di istruire le pratiche da sottoporre al sovrano.

Mettiamo la democrazia al bando come questa fece col fascismo e voltiamo pagina. Vedrete che la selezione dei migliori riprenderà spontanea perché il Re, con la certezza di non perdere la corona, si circonderà di persone capaci e, a cascata, lo stesso faranno i primi eletti.

Vedrete, torneremo a sorridere, cosa che non ci riesce da anni e il silenzio dei mediocri suonerà come una sonata di Bach per le orecchie di un intenditore. Anche le smodate ambizioni verranno veicolate verso porti più accessibili, tipo un mestiere o un’arte e zappare la terra tornerà a essere attività nobile e ambita.

E ora, all together: Draghi Re! Draghi Re! Gnegnegnè! Gnegnegnè! Draghi Re!

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