Draghi o Casini al Quirinale. Elezioni anticipate o se ne parla nel 2023?

La dichiarazione chiara e inequivocabile di Ettore Rosato – “Italia Viva non vota Silvio Berlusconi perché serve un presidente della Repubblica con ampio consenso” – cambia radicalmente lo scenario in vista dell’elezione del nuovo Capo dello Stato. Senza il supporto dei renziani, la strada del leader di Forza Italia verso il Colle più alto della Capitale – considerando anche i possibili franchi tiratori nel Centrodestra -, appare davvero in salita. Una missione quasi impossibile. A questo punto, se davvero l’ipotesi Berlusconi tramonta, restano in piedi sostanzialmente due soluzioni. Legate strettamente alla sopravvivenza della legislatura e, quindi, alle possibili elezioni anticipate nella primavera del 2022 (8-9 maggio resta la data principale).
La prima è quella quasi scontata di Mario Draghi Capo dello Stato, visto che durante la conferenza stampa di fine anno si è di fatto dichiarato disponibile. Anche se non mancano dubbi e perplessità, Draghi avrebbe il sostegno (almeno ufficiale) di tutta la maggioranza di governo e, forse, anche di Fratelli d’Italia. E la possibilità che gli inevitabili franchi tiratori lo impallinino è bassa (anche se non esclusa). Il problema è che Draghi al Quirinale porterebbe il ritorno alle urne.
Appare infatti quasi impossibile trovare un premier tecnico (i nomi sono sempre gli stessi: Cartabia, Colao o Franco) in grado di tenere insieme Speranza e Salvini, Berlusconi e Conte. Ovvero una maggioranza così ampia e così eterogenea che solo l’autorevolezza di Draghi è in grado di non far collassare. E, come noto, ad avere paura delle elezioni anticipate sono in tanti, primo fra tutti Renzi e i vari centristi, ma anche tantissimi parlamentari sparsi in tutti i partiti di maggioranza.
Ecco perché, secondo diverse fonti qualificate, proprio in queste ore sta tornando alla ribalta la candidatura di Pierferdinando Casini (l’auspicio che ciò non accada e si “peschino” nomi più autorevoli).
L’ex leader dell’Udc, a differenza di Giuliano Amato, Marta Cartabia e Paola Severino, potrebbe ottenere il sostegno di tutta la maggioranza di governo e, forse, perfino anche di Fratelli d’Italia. In definitiva bisogna vedere se i leader politici vogliono votare nel 2022 o arrivare alla fine della legislatura (2023).

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radionoff
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