Draghi, dì qualcosa di politico

Qualche annetto orsono, ma sembra una vita e mezzo fa, Nanni Moretti, in un memorabile film, evocava D’Alema implorandolo di dire qualcosa che fosse di sinistra. Correva il 1998. Dopo 23 anni Nanni Moretti ha smesso di porsi il problema, forse per rassegnazione, forse per disperazione, forse perché ora gli è indifferente. Il disagio, espresso ironicamente, di allora, oggi non è più neanche disagio, perché ci si è assuefatti a una politica monocorde che è riuscita, addirittura, a uniformarsi all’operare di Draghi, a inchinarsi alla sua autorità, a evitare di esprimersi su qualsiasi cosa possa avere una minima importanza.

Oggi, per la verità, sarebbe il caso di chiedere ai politici sedicenti di destra, di dire qualcosa davvero seriamente di destra, a quelli di sinistra, qualcosa di seriamente di sinistra e a quelli di centro di evitare di scimmiottare i democristiani, provando a esprimersi in maniera autonoma arrivando a buttar fuori un’idea politica.

Quelli del cosiddetto centro, ognuno a parole sue, oggi si è aggiunto anche Mastella, indicano quale via maestra la ricostruzione di un nuovo centro, ché ce ne è tanto bisogno. Cosa si intenda politicamente per centro, però, rimane nell’ombra: forse ci vogliono fare la sorpresa.

Si potrebbe dire che le ideologie hanno cessato di campare. Non è così. Cessa di campare chi vive, non chi non esiste. Oggi i politici non producono idee politiche perché non ne sono all’altezza. Perché la politica è finita nelle avide mani di chi scimmiotta slogan triti e ritriti, tanto che sentir parlare una persona intelligente, quando capita, che politico drammaticamente non lo è mai, riconcilia meravigliosamente con la mente, e la cosa ci sorprende pure.

Potremmo dire che viviamo ormai una democrazia sazia, piena di sè stessa, autoreferenziale, obesa, che a ogni scossone fa il ruttino, statica se non immobile, quando, invece, la democrazia è dinamismo, scontro, scambio continuo, discussione e soprattutto partecipazione alle dinamiche politiche e sociali. L’assenteismo crescente è l’iconica prova dello stato di fatto.

C’è bisogno, quindi, di rivitalizzare la democrazia, non di draghizzarla, perché l’odierno premier può solo darle il colpo definitivo, portandola prima a un sereno coma (oggi siamo a questo punto) per poi, quando le reazioni saranno diventate minime, staccarle la spina.

E’ evidente la sua capacità ipnotica sui ministri e sui capi di partito che, oltre un fanciullesco balbettio non vanno, capaci solo di osannare colui che riesce -solo- ad amministrare finanziariamente l’Italia, forse aggiustando la bilancia generale, ma sicuramente affossando un buon 40% di italiani che, se non dimostrano, manifestano e protestano è solo per dignità se non vergogna di non farcela economicamente più a mantenere un’esistenza soltanto serena.

A Draghi un Moretti dei nostri giorni potrebbe chiedere di dire qualcosa di politico, ecco, ottenendo solo un sorriso beffardo in risposta, con i parlamentari a fare la ola come se Draghi con quel sorriso avesse fatto un fantastico goal in rovesciata.

Draghi finirà per risanare le casse dello Stato, espropriando quello che ha il 50 per cento degli italiani e consegnandolo di fatto a un 20 per cento che si papperà tutto, dagli immobili ai soldi, per finire alla dignità. Questo farà, qualcuno esulterà, altri applaudiranno, ma sia chiaro, questo è il culmine dell’antipolitica. Se pensavate che l’antipolitica con Salvini e i 5 Stelle fosse alla sua massima espressione, sappiate che loro hanno fatto solo da apripista.

Torna su

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi