Dl fisco, spunta “easy Tax” per autonomi

Lega e Cinquestelle a braccetto quando si parla di autonomi. Tra gli emendamenti segnalati dal M5s candidati al voto spunta l‘easy tax che si inserisce nel solco dell‘ampliamento della flat tax agli autonomi con ricavi tra 65mila e 100mila euro, sul quale è in pressing da tempo il Carroccio. Proprio nei giorni scorsi, la Lega ha provato a rispolverare la flat tax con un emendamento al dl fisco, primo firmatario Matteo Salvini, in cui si prevede che torni ad avere efficacia il provvedimento introdotto nella Legge di Bilancio nel 2018, poi abrogato dal Governo Conte 2.

Ad oggi, la flat tax al 15% si applica solo a chi dichiara introiti fino a 65mila euro annui e l’ostacolo da aggirare è lo “scalone” che si crea al superamento dei 65mila euro ( in quella fascia l’aliquota Irpef è al 41%.)

Sul tema, il Movimento 5 Stelle propone un meccanismo di uscita graduale dal regime agevolato: nel primo anno successivo al superamento dei 65mila euro il contribuente potrebbe beneficiare dell’aliquota del 20% a patto che “dichiari un volume di ricavi o compensi almeno pari a quello relativo al primo anno, incrementato di un ulteriore 10 per cento”, nel secondo anno dovrebbe esibire un incremento di un ulteriore 10%. Dal terzo anno uscirebbe dal regime forfettario.

Si intreccia non solo nel bene ma anche nel male il destino politico di Lega e Cinquestelle. Nella stessa giornata, infatti, (ieri,ndr) è, invece, sfumato sia il piano del M5s di rilanciare il cashback attraverso il decreto fiscale e anche quello del Carroccio di un fondo per genitori lavoratori separati o divorziati. I due emendamenti al decreto fisco, uno del senatore 5s Gianmauro Dell’Olio e l’altro, con il leader leghista Matteo Salvini primo firmatario, sono stati, infatti, dichiarati inammissibili dalla Commissione Finanze del Senato.

Introdotto dal Conte Bis in un’ottica di contrasto all’evasione, il cashback è stata abolito dal governo Draghi. A nulla sono serviti i ripetuti appelli di Giuseppe Conte e anche il segretario Pd Enrico Letta che aveva parlato di una “necessaria battaglia per il mantenimento dei bonus”. Premier Mario Draghi e il ministro dell’Economia Daniele Franco non hanno voluto cambiare idea, optando per la cancellazione anche nei primi 6 mesi dell’anno.

A sbarrare la strada all’emendamento che proponeva il ripristino del sistema dei rimborsi per i pagamenti digitali ed effettuati con carte di credito e carte di debito, un vizio di forma: nella proposta per ripristinare il Cashback di Stato, infatti, non sarebbero stati indicati gli oneri, ossia i fondi da erogare per sostenere la misura.

Tra i bocciati illustri una novantina su più di 900 anche la proposta-bandiera di Salvini che proponeva l’istituzione di un Fondo a favore dei genitori lavoratori separati o divorziati. Per questa misura si chiedeva un impegno di 10 milioni per il 2021, per garantire al genitore separato un assegno i 800 euro mensili se l’altro genitore cessa o riduce il pagamento dell’assegno di mantenimento causa Covid. Semaforo rosso anche per l’emendamento targato FdI sulla possibilità di trasformazione in società per azioni delle banche di credito cooperativo.

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