Cosa dico a mia figlia che ha iniziato a fumare?

Domanda: mia figlia, spinta dagli amici di scuola, è diventata una fumatrice. Io non ho mai fumato e da quando ho scoperto di mia figlia sto molto male. Benché ne abbia parlato anche con il nostro medico di famiglia la cosa non sembra avere un peso (per questa nostra società). Grazie per un vostro eventuale riscontro.

Risponde Elena Munarini, psicologa e psicoterapeuta presso il Centro antifumo Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, componente del Comitato scientifico per la lotta al fumo di Fondazione Umberto Veronesi.

Gentile signora,
con questo suo messaggio tocca un tema a noi molto caro, quello della prevenzione del tabagismo tra i più giovani, altrettanto difficile e spesso frustrante.
Ha ragione a porre l’accento sui medici e in generale sulla società perché è proprio lì che nasce e si perpetra il problema del fumo. Sembra infatti che solo ad un certo punto ci si spaventi e ci si preoccupi per un fumatore e di solito è quando si presentano dei problemi di salute, spesso piuttosto seri, causati o aggravati proprio dal fumo. E allora si prova a correre ai ripari: il medico intima di smettere (e in qualche caso fortunatamente invia il proprio assistito ad un centro antifumo) e i familiari diventano implacabili censori.
Il problema è che nei molti anni di fumo, oltre ai danni spesso irreversibili, si è instaurata una delle dipendenze più difficili da vincere. Quando andiamo nelle scuole per fare prevenzione con i ragazzi dei primi anni delle scuole superiori raccontiamo tutto questo e anche altro, come i poteri forti che sottostanno a questo mercato e che rendono possibile che un prodotto tanto dannoso continui ad essere venduto legalmente e anche attraverso le ricerche mostriamo le nuove versioni di sigarette, ovvero quelle elettroniche, pensate in primis per “sedurre” i più giovani e legare al fumo le nuove generazioni. Ci pare che i ragazzi recepiscano: sono curiosi, fanno domande, si raccontano e passiamo delle mattinate bellissime a dialogare su questo e altro, come l’idea che la sigaretta possa lenire alcuni disagi legati a questo momento della loro vita e a questa società così nuova e dai punti di riferimento così fluidi.
E poi arriva la doccia fredda: tanti ragazzi comunque iniziano a fumare. Perché? Perché in un mondo in cui tutto attorno si fuma (i genitori, nei film e nelle serie, nella musica, nella scuola, negli ospedali), una mattina di scuola, per quanto diversa dalle altre e, speriamo, stimolante, non riesce a fermare la voglia di sperimentare, di stare a proprio agio nel gruppo dei coetanei, di superare paure e insicurezze. E poche cose, come la sigaretta, danno l’illusione di assolvere a tutti questi bisogni in un modo semplice, accessibile.
Mi rendo conto che la prospettiva che le ho fornito sinora non è certo ottimistica e non lenisce la sua preoccupazione, che è giustificata. Ma se credo in tutto ciò che ho scritto sopra, credo anche che il lavoro di informare i giovani in modo autorevole e sincero sia qualcosa che arriva a dare dei frutti, soprattutto nel momento in cui i ragazzi si siano rassicurati su chi sono e cosa davvero desiderano per la loro vita.
Oggi vediamo anche giovani uomini e donne che si stanno affacciando alla loro vita adulta alle prese con un primo importante lavoro o con il progetto di una propria famiglia che si rivolgono al nostro centro antifumo per smettere di fumare, riuscendoci con più facilità rispetto ai fumatori più “anziani” e limitando quindi moltissimo i danni.
Il suggerimento che quindi le do è di portare (senza però costringerla) sua figlia ad un incontro in un centro antifumo per informarsi ed essere più consapevole e poi di avere fiducia che presto la ragazza possa fare buon uso della propria intelligenza e del buon esempio che ha respirato da sempre nella vostra famiglia.

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