Confapi Matera su Tasi nelle aree industriali

Riceviamo e pubblichiamo.

La questione della duplicazione di somme che le imprese ubicate nelle aree industriali devono versare ai Comuni (TASI) e al Consorzio per lo Sviluppo Industriale (oneri di gestione) per i medesimi servizi si protrae ormai dal 2014 e, nonostante le ripetute denunce di Confapi Matera, che ha posto più volte la questione anche a livello regionale, non ha finora trovato soluzione.

Tale doppia imposizione rende gli agglomerati industriali poco attrattivi e grava oltremisura sulle imprese esistenti.I Comuni interessati, inoltre, traggono benefici fiscali senza fornire alcun servizio alle aziende. Infatti, la TASI, oggi confluita nell’IMU, comprende voci quali la pubblica illuminazione e la manutenzione delle strade e del verde pubblico, che le imprese già pagano al Consorzio come costi di gestione degli agglomerati industriali.

Esiste in materia una legge regionale che prevede il trasferimento ai Comuni della gestione delle infrastrutture e degli impianti delle aree industriali, passaggio che tuttavia non è avvenuto a causa della riluttanza dei Comuni e della mancanza di forza cogente della legge.

Per questo motivo il presidente di Confapi Matera, Massimo De Salvo, plaude all’iniziativa dell’Ente consortile che, in una nota inviata ai sindaci dei Comuni interessati ha proposto un incontro tecnico al fine di trovare un’intesa per una rimodulazione della TASI nelle aree industriali. In tal modo, l’amministratore unico del Consorzio, Rocco Fuina, ha chiamato in causa direttamente i sindaci di Matera, Pisticci, Ferrandina, Salandra e Irsina per eliminare quella che è diventata una “vessazione impositiva”.

Non è pensabile, infatti, continuare a far pagare alle imprese due volte somme che si riferiscono ai medesimi servizi, servizi resi dal Consorzio per lo Sviluppo Industriale e non dai Comuni che incassano un’imposta stabilita dallo Stato.

Secondo Confapi Matera la soluzione è scritta nella legge regionale che, come detto, prevede il trasferimento ai Comuni della gestione delle infrastrutture. Tuttavia, anche la soluzione ipotizzata dal Consorzio può avere effetti positivi se le Amministrazioni Comunali applicheranno una fiscalità di vantaggio nelle aree industriali.

Il presidente De Salvo, dopo avere accolto favorevolmente l’iniziativa dell’avv. Fuina, rilancia e ripropone la richiesta dell’istituzione di un tavolo tecnico con l’assessore regionale alle Politiche di Sviluppo, l’amministratore unico del Consorzio per lo Sviluppo Industriale, l’ANCI e i sindaci dei Comuni interessati, per affrontare anche altre tematiche delle aree industriali che la crisi economica derivante dalla pandemia ha acuito e che non sono più procrastinabili.

Per superare questa crisi – secondo il presidente di Confapi Matera – occorrono diversi interventi, come alleggerire il peso fiscale sulle imprese, distinguere i ruoli e le funzioni di Comuni e Consorzi e rendere le aree industriali più appetibili. In primo luogo, occorre definire i costi di gestione delle aree industriali e modificare i relativi regolamenti consortili.  

Inoltre, è necessario rivedere l’indice di fabbricabilità nelle aree industriali, portandolo dallo 0,35 attualmente previsto nel Piano Territoriale Consortile vigente, risalente al 2006, allo 0,50%. Occorre, infatti, aumentare tale indice urbanistico al fine di consentire alle imprese di utilizzare al meglio il lotto in proprietà, riducendo anche il consumo di suolo. Ciò vale sia per le aziende che si insedieranno, sia per quelle già presenti che volessero ampliare i propri stabilimenti. Infine, Confapi Matera propone che la Regione, così come ha fatto per la TARI, destini alle imprese delle aree industriali un contributo forfettario a fondo perduto per abbattere il costo dell’IMU. Infatti, per le imprese che hanno grandi superfici, ma che destinano alla produzione solo parte di queste anche a causa della crisi economica, l’Imposta Municipale Propria diventa un balzello ingiustificato e dannoso. Del resto, è evidente lo scarso valore degli immobili aziendali, come si evince dalle numerose mancate vendite fallimentari.

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