Come prima, più di prima

La diversità di idee è il sale della democrazia. Senza semplicemente non è democrazia. Il pensiero unico, il plebiscito, hanno sempre affascinato chi comanda, in linea di massima e salvo rarissime eccezioni, sempre troppo sensibile al consenso unificato. Di questi tempi si avverte, però, il venir meno del potere raziocinante di ognuno, parlo, evidentemente, della politica, per far posto a un più comodo, e ben retribuito, piattume cerebrale.

La prova emerge, chiaramente, nel registrare la totale assenza di presa di posizione nei confronti dell’abolizione della privacy, in favore dello Stato, col vigliacco metodo del decreto, senza cioè che i partiti abbiano preso posizione, avanzato dubbi o al limite espresso finanche entusiasmo.

Dopo un bel po’ di giorni dal colpo di mano di Draghi si registrano i primi vagiti di protesta, non provenienti dai partiti che, a riguardo, davvero mostrano una pochezza impressionante, ma dal giornalista Ferruccio De Bortoli, il quale in un editoriale per il periodico del corriere della sera Sette, esprime il suo disagio per la decisione e per il metodo.

In Basilicata, uguale.

La politica è ai minimi termini. All’annuncio del bisogno vitale di moralità nella politica, proclamato dal governatore urbi et orbi, a significare che, evidentemente, tanto morale la politica regionale non è, ha fatto seguito il mare calmo più assoluto.

Sembrava uno scossone, era, invece, un intercalare qualunque, uno spot residuato dalla campagna elettorale e rispolverato alla bisogna. Insomma una maniera per dare la prova che in Basilicata c’è davvero un governatore, anche se non lo si vede tanto spesso, nulla di più.

Distinguere fra maggioranza e opposizione diventa, pertanto, operazione complessa se non addirittura avventurosa. Quanto alla teoria, beninteso, perché quanto alla pratica mi pare non si registri né un cambio di tendenza rispetto al nulla di sempre, né prospettive di speranza.

Sappiamo tutti, o almeno crediamo tutti, che la politica sia dibattito teso alla risoluzione dei problemi col fine ultimo di consentire una vita sempre migliore. Abbiamo però tutti verificato, toccando con mano, che in Basilicata i problemi non si risolvono, ma languono incancrenendosi e il futuro è uguale al presente che è uguale al passato, recente come remoto.

Di guisa che i treni fanno ridere, anche se Taranto-Roma, fino a Salerno viaggia mascherato da Freccia Rossa, marciando a 70 all’ora, le strade sono pietosamente sempre in riparazione, il lavoro manca, la povertà aumenta, l’inquinamento petrolifero continua imperterrito, la raccomandazione impera.

Nulla di nuovo, insomma, a dispetto di ministri lucani in prima fila nella rinascita targata Draghi.

Residua una domanda: ma cosa hanno in testa i politici lucani, oltre al loro personale futuro? Ce l’hanno un’idea, che so, un collegamento Maratea-Marte, un treno della felicità che da Lagonegro porta a New York, una filiale di Disneyworld a Tito Scalo, il treno delle meraviglie che colleghi nientepopodimenoche Potenza e Matera? Qualcosa per farci sognare l’hanno mai pensata? Si chiama politica. Giuro. Comunque aspettando che il Bardi pensiero della domenica trovi una qualsiasi forma di attuazione e sperando che bastino gli anni del suo mandato, altrimenti che faccia testamento politico, e con la speranza che la regione più ricca d’Italia possa dismettere le scarpe col buco nella suola, finalmente, mi rassegno a sperare, magari ingenuamente, che sì, una politica migliore esiste, a dispetto di quello che vogliono farci credere.

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