Che ci frega, abbiamo il governo dei migliori

Stamattina a fare il vaccino a Potenza pare ci fosse tanta gente. Tutti ammassati come bestiame senza alcun controllo, men che meno quello della temperatura o del possesso del green-pass. Ma era lecito, perbacco, non erano certo in discoteca, dove si creano situazioni davvero simili ma nei confronti delle quali si grida allo scandalo.

Pare, sempre, che l’attesa si aggirava sulle due ore, quindi più che la certezza di uscire corazzato (?) c’era quella di rimanere contagiato. Insomma si teorizza il super green-pass, modello turbo, alettoni e assetto da corsa, ma per vaccinarsi si segue il protocollo esattamente contrario, secondo un copione da farsa teatrale.

Sarà capitato? Quand’anche fosse, fa ridere, fa rabbia e ci rende consapevoli che, se non ci troviamo in una gabbia di matti, di certo navighiamo a vista in una nottata in cui la luna è nascosta da nembi spaventosi.

Comunque dopo esserci vaccinati con spregio del pericolo e avventato coraggio, ricordiamoci sempre che noi siamo retti e condotti, al pascolo, verrebbe da dire dopo le scene delle vaccinazioni di oggi, sempre e comunque dal governo dei migliori. La qual cosa induce a riflettere su chissà dove ci troveremmo ove mai ciò non fosse. Vero è che buona parte dei migliori di oggi erano i peggiori di ieri, ma questa è una quisquilia, è, però, indiscusso che le scelte di Draghi sugli altri ministri siano state tutte sotto il segno dell’eccellenza. Per la verità non ho pietre di paragone per fare una verifica in proprio, ma, come dire, mi fido. Diamine non sarà mai che Draghi, dico Mario Draghi, possa mettere avanti agli interessi degli italiani (potete stare seduti) quelli, che so, della finanza, della grande industria, del sistema bancario, e caspita, per chi lo avete preso, per un banchiere? Quindi mi fido. Anche perché così dicono anche tutti i giornalisti dell’orbe terraqueo, uniti come solo il parlamento italiano lo è. Perché noi italiani, nonevèro, siamo una squadra, in parlamento come nella vita, sui giornali come davanti alla tv. Tutti per uno e … basta così, l’uno per tutti non lo contempliamo ancora, diciamo che deve maturare. Ma siamo una squadra, perdinci. Basta vederci, ora ci vuole, tutti ammassati al padiglione dove somministrano il siero dell’eternità (salvo per qualche eccezione, ma che cazzo, saranno deboli quelli), tutti stretti stretti, roba che quasi ci tenevamo per mano, uniti nella buona come nella cattiva sorte, solidali, come fossimo una persona sola. Un solo suddito, dai. Ma fedele. Ah!, quanto fedele.

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Luciano Petrullo
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