Che barba, che noia, che barba

Io sapevo che l’amministrare, per intenderci quello che fa Draghi, potesse essere molto noioso, oltre che pedante, arrogante, cinico. Ma la politica non dovrebbe esserlo affatto. La politica dovrebbe essere un vulcano in continua eruzione, pensare, quindi, che in Italia si è ridotta a quattro cose, è deludente e scoraggiante. Ogni leader ha, da tempo, individuato appunto tre o quattro cose, a torto ritenute rilevanti e di interesse comune, e le continua a ripetere come il refrain di un tormentone canoro estivo. Le pattuglie cammellate dei leader perpetuano la litania senza neanche personalizzarla.

Che barba e che noia.

Prendete Meloni: chiede periodicamente le dimissioni di qualche ministro, sapendo perfettamente che le mozioni di sfiducia le voterà solo lei, insinuando che questa confusione sia vera politica, rimanendo, invece, fuffa stantia.

Prendete Salvini, tempo fa chiedeva la pace fiscale, ora chiede la diminuzione delle tasse, mostrando la faccia del duro quando si pensa di cambiare le cose che aveva imposto.

Ma prendete anche la pattuglia del centro che, oltre a osannare Draghi, chiede l’abrogazione del reddito di cittadinanza e punto.

Pensate a Letta, il cui disco si è incantato da anni su ius soli e poche altre questioni incontestabilmente minori.

Che barba e che noia.

L’aspetto propositivo della politica, quello dell’invenzione e della visione sono stati da tempo archiviati come vecchi armadi. Troppo difficile. Come lo è mettere assieme un linguaggio più ricco e meno da tweet.

Tutto quello che è impegnativo è stato rimosso dall’agenda della politica, ridotta a comparsate nei tg e nei talkshow.

Io vorrei, invece, emozionarmi, per un’idea, per quanto stramba, per un progetto, magari irrealizzabile, per un pensiero diverso, per una volta non sommerso dall’opinione dominante perché dominata, della maggioranza, sempre troppo conforme al pensiero di chi comanda.

Questo conformismo generale, mai tanto invasivo come in quest’epoca, contribuisce alla noia, scossa, periodicamente, soltanto da grida di dolore e di bisogno provenienti da una fetta sempre maggiore di italiani.

Che barba e che noia.

Chissà se passerà. Accendere la tv e sentire che i soliti protagonisti sono andati in pensione e che ci sono nuovi politici con idee frizzanti e diverse, è il mio ricorrente sogno. Poi, di giorno, vivo l’incubo del draghismo, inteso come il peggior conformismo al potere. Ma che fine hanno fatto i rivoluzionari? Sono entrati in banca tutti? Diamine, tutti fagocitati, evidentemente non aspettavano altro.

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